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mercoledì 27 gennaio 2021
Italiani, brava gente
giovedì 7 gennaio 2021
Patrioti? no, golpisti (aggiornamento al 6/9/23)
Dopo l’assalto a Capitol Hill da parte dei sostenitori del presidente uscente Trump oggi molti commentatori sia di sinistra (soprattutto quelli che si definiscono di vera sinistri) e molti di destra (la grande accozzaglia sovranista che si riconosce in Meloni e Salvini) parla di fatti dovuti alla divisione della società americana e quindi di fatto di una rivolta in nome delle diseguaglianze economiche e sociali. Tutti costoro tendono a dimenticare alcuni fatti il primo è che buona parte dell’elettorato Trumpiano fa parte della popolazione con un reddito annuo superiore ai 100.000$, non li definirei poveri diseredati, (fonte https://abcnews.go.com/Elections/exit-polls-2020-us-presidential-election-results-analysis ).
Occorre analizzare chi sono i gruppi di sostegno a quello che va considerato ex-presidente: Il più famoso con molti seguaci anche in Italia è sicuramente QAnon, gruppo complottista di estrema destra, nato nel 2017 quando comparve il primo messaggio, dell’utente noto come Q sulla piattaforma 4chan, nel quale si rilasciavano presunte informazioni riservate legate a operazioni segrete del governo per combattere il deep state. Infatti i seguaci di QAnon credono che un’organizzazione chiamata deep state, di cui fanno parte artisti, politici, economisti, imprenditori controlli il governo americano e quindi anche il resto del mondo e che Trump sia il “messia” inviato per distruggerli. Questa teoria si intreccia con altre molto famose negli ambienti dell’estrema destra come quella legata al new world order. Di questa cospirazione farebbero parte George Soros (immancabile), Barak Obama, Hillary Clinton, Johnny Depp, Tom Hanks, Madonna, Lady Gaga, Joe Biden, la setta del deep state sarebbe legata a riti satanisti, della cabala ebraica e sarebbero dediti ai sacrifici rituali e alla pedofilia. Nel corso degli anni sono molti gli eventi preannunciati, e mai avvenuti, da QAnon: l’operazione the Storm, nella quale Trump e le truppe a lui fedeli avrebbero dovuto arrestare migliaia di aderenti al deep state per deportarli a Guantanamo; Mark Zuckerberg avrebbe lasciato Facebook e sarebbe fuggito dagli Stati Uniti; il CEO di Twitter avrebbe fatto lo stesso e così via.
Ad un certo punto questo delirio è approdato anche alle tv e ai giornali grazie a conduttori come Sean Hanity o attrici come Roseanne Barr e gli aderenti a QAnon sono cresciuti a dismisura, alle ultime elezioni sono persino riusciti ad eleggere Marjorie Greene alla camera dei deputati.
Gruppo decisamente più pericoloso per via dei suoi agganci con il mondo del suprematismo bianco è quello dei Proud boys, nato nel 2016 è formato da soli uomini ed è fondamentalmente razzista (anche se ha al suo interno anche personaggi di origine latina), misogino, antislamico, omofobo. Esiste anche una costola femminile che propugna la sottomissione delle donne agli uomini. Ultimamente è stata creata anche una sezione paramilitare (fraternale order of alt-knights). l’organizzazione è sospettata di aver avuto un ruolo negli incidenti di Charlottesville nel 2017 in cui morì una manifestante antirazzista investita da un’auto.
Si sono svolti i primi processi a carico dei leader che guidarono l'assalto al parlamento statunitense e sono arrivate le prime condanne: Enrique Tarrio 22 anni, Joseph Biggs 17, Zachary Rehl 15, Dominic Pezzolla 10, Ethan Nordean a 18. Rimane a piede libero il mandante che risponde al nome di Donald Trump.
Infine i Boogaloo boys, gruppo organizzato in modo paramilitare che considera una seconda guerra civile americana inevitabile. Complottisti e negazionisti nei confronti della pandemia si oppongono a qualunque tipo di restrizione del governo. Cresciuti grazie ai social oggi possono contare su migliaia di aderenti organizzati in modo militare. Negli ultimi anni si sono distinti come “disturbatori” in varie manifestazioni per i diritti delle minoranze, antirazzisti e antifascisti.
Queste sono la maggior parte delle truppe dell’ex-presidente e faccio fatica a trovare al loro interno delle ragioni legate alla povertà, alla disoccupazione o alla negazione dei diritti. Tutti loro fanno riferimento a precise teorie razziali che possono essere ricondotte a derive fasciste e naziste abbastanza diffuse negli Stati Uniti.
venerdì 11 dicembre 2020
Fatti ed opinioni
Era il tardo pomeriggio di domenica 23 marzo 1980 avevo da poco compiuto 13 anni e stavo svaccato sul divano aspettando 90 minuto per vedere i gol del Toro che aveva battuto il milan 2-0 con gol di Zaccarelli e Pulici. Quel giorno Paolo Valenti aprì con le immagini delle volanti sulla pista di atletica dello stadio olimpico di Roma, negli stadi italiani vennero arrestati: Stefano Pellegrini dell'Avellino, Sergio Girardi del Genoa, Massimo Cacciatori, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia e Giuseppe Wilson della Lazio, Claudio Merlo del Lecce, Enrico Albertosi e Giorgio Morini del Milan, Guido Magherini del Palermo, Gianfranco Casarsa, Mauro Della Martira e Luciano Zecchini del Perugia. Altri ricevettero ordini di comparizione, tra cui Paolo Rossi del Perugia, Giuseppe Dossena e Giuseppe Savoldi del Bologna, e Oscar Damiani del Napoli.
Ma cos’era successo… era successo che due commercianti romani, Massimo Cruciani e Alvaro Trinca avevano messo su un sistema per truccare le partite di Roma e Lazio per scommetterci sopra, dopo i primi successi (Palermo-Lazio, Milan-Lazio e Lazio- Avellino) altre partite non raggiunsero il risultato sperato e quindi i due andarono in procura a denunciare per truffa 27 giocatori di serie A e 12 società di serie A e B.
Mentre dal punto di vista penale tutto si concluse con il proscioglimento, e non avrebbe potuto essere diverso, dal punto di vista sportivo furono emesse delle condanne e delle assoluzioni (le cifre di cui si parla oggi sarebbero risibili ma all’epoca erano discrete, Morini venne condannato per aver portato 20.000.000 di lire a Trinca e Cruciani) il quadro del giudizio di primo grado:
Serie A
Società
Milan: retrocessione in Serie B.
Avellino: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
Bologna: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981 (caso Bologna-Avellino).
Perugia: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
Lazio Lazio: 5 punti di penalizzazione e multa di 10 milioni con diffida.
Juventus: assolta.
Napoli: assolto.
Pescara: assolto.
Tesserati società
Felice Colombo (presidente Milan): radiato.
Tommaso Fabbretti (presidente Bologna): 1 anno (caso Bologna-Avellino).
Giampiero Boniperti (presidente Juventus): assolto
Riccardo Sogliano (direttore sportivo Bologna): assolto.
Marino Perani (allenatore Bologna): assolto.
Giovanni Trapattoni (allenatore Juventus): assolto.
Luís Vinício (allenatore Napoli): assolto.
Calciatori
Enrico Albertosi (Milan): radiato.
Massimo Cacciatori (Lazio): radiato.
Giuseppe Wilson (Lazio): radiato.
Stefano Pellegrini (Avellino): 6 anni.
Mauro Della Martira (Perugia): 5 anni.
Carlo Petrini (Bologna): 3 anni e sei mesi (caso Bologna-Avellino).
Giuseppe Savoldi (Bologna): 3 anni e sei mesi (caso Bologna-Avellino).
Paolo Rossi (Perugia): 3 anni.
Luciano Zecchini (Perugia): 3 anni.
Bruno Giordano (Lazio): 1 anno e 6 mesi.
Lionello Manfredonia (Lazio): 1 anno e 6 mesi.
Franco Cordova (Avellino): 1 anno e 2 mesi.
Piergiorgio Negrisolo (Pescara): 1 anno.
Giorgio Morini (Milan): 10 mesi.
Stefano Chiodi (Milan): 6 mesi.
Oscar Damiani (Napoli): 4 mesi.
Maurizio Montesi (Lazio): 4 mesi.
Franco Colomba (Bologna): 3 mesi (caso Bologna-Avellino).
Andrea Agostinelli (Napoli): assolto.
Giancarlo Antognoni (Fiorentina): assolto.
Claudio Pellegrini (Avellino): assolto.
Serie B
Società
Genoa: assolto.
Lecce: assolto.
Palermo: assolto.
Pistoiese: assolta.
Taranto: assolto.
Calciatori
Guido Magherini (Palermo): 1 anno e 6 mesi.
Claudio Merlo (Lecce): 1 anno e 6 mesi.
Lionello Massimelli (Taranto): 1 anno.
Francesco Brignani (Palermo): assolto.
Qualche mese dopo venne emesso un giudizio di secondo grado che aumento o ridusse alcune pene, il quadro completo:
Serie A
Società
Lazio: retrocessione in Serie B.
Milan: retrocessione in Serie B.
Avellino: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
Bologna: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981 (caso Bologna-Avellino).
Perugia: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
Juventus: assolta.
Napoli: assolto.
Pescara: assolto.
Tesserati società
Felice Colombo (presidente Milan): radiato.
Tommaso Fabbretti (presidente Bologna): 1 anno (caso Bologna-Avellino).
Giampiero Boniperti (presidente Juventus): assolto
Riccardo Sogliano (direttore sportivo Bologna): assolto.
Marino Perani (allenatore Bologna): assolto.
Giovanni Trapattoni (allenatore Juventus): assolto.
Luís Vinício (allenatore Napoli): assolto.
Calciatori
Stefano Pellegrini (Avellino): 6 anni.
Massimo Cacciatori (Lazio): 5 anni.
Mauro Della Martira (Perugia): 5 anni.
Enrico Albertosi (Milan): 4 anni.
Bruno Giordano (Lazio): 3 anni e 6 mesi.
Lionello Manfredonia (Lazio): 3 anni e 6 mesi.
Carlo Petrini (Bologna): 3 anni e 6 mesi (caso Bologna-Avellino).
Giuseppe Savoldi (Bologna): 3 anni e 6 mesi (caso Bologna-Avellino).
Giuseppe Wilson (Lazio): 3 anni.
Luciano Zecchini (Perugia): 3 anni.
Paolo Rossi (Perugia): 2 anni.
Franco Cordova (Avellino): 1 anno e 2 mesi.
Giorgio Morini (Milan): 10 mesi.
Stefano Chiodi (Milan): 6 mesi.
Piergiorgio Negrisolo (Pescara): 5 mesi.
Maurizio Montesi (Lazio): 4 mesi.
Franco Colomba (Bologna): 3 mesi (caso Bologna-Avellino).
Oscar Damiani (Napoli): 3 mesi.
Andrea Agostinelli (Napoli): assolto.
Giancarlo Antognoni (Fiorentina): assolto.
Claudio Pellegrini (Avellino): assolto.
Serie B
Società
Palermo: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
Taranto: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
Genoa: assolto.
Lecce: assolto.
Pistoiese: assolta.
Calciatori
Guido Magherini (Palermo): 3 anni e 6 mesi.
Lionello Massimelli (Taranto): 3 anni.
Claudio Merlo (Lecce): 1 anno.
Francesco Brignani (Palermo): assolto.
Ma veniamo al dopo, per alcuni giocatori la condanna fu una vera e propria damnatio memorie, infatti non solo non tornarono a giocare dopo aver scontato la squalifica ma non trovarono più nessun tipo di incarico nel mondo calcistico (come ad esempio Carlo Petrini) altri invece vennero riaccolti come se nulla fosse, come se in fondo l’illecito sportivo sia stao un incidente di percorso, come un brutto fallo a centrocampo. Rossi tornò in tempo per il mondiale, Giordano e Manfredonia giocarono e vinsero ancora con il Napoli, con la Juventus e con la Roma. Ovviamente con la vittoria del mondiale venne emanata anche una bella amnistia e così, in puro stile italico finì tutto a tarallucci e vino.
Questi sono i fatti nudi e crudi, io da uomo di sport (prima in campo e poi come semplice spettatore) ritengo che il reato più grave che uno sportivo possa compiere è l’illecito, il vendere o comprare un risultato è quando più lontano possa esistere dallo sport ancora più del doping, ma da certe beatificazioni vedo che probabilmente sono l’unico a vedere lo sport con una certa ottica, vista l’età a breve il buon Moggi tirerà le cuoia attendo con ansia i coccodrilli dei giornalisti e, perché no, un bello stadio a suo nome.
sabato 5 dicembre 2020
Un nuovo quartiere e la villa scomparsa
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| La Cittadella sovrapposta alla pianta del nascente quartiere |
A metà dell’800 il governo del regno e l’amministrazione comunale decidono di abbattere definitivamente cioò che resta della Cittadella. Si da il via così a un’enorme piano di lottizzazione dei terreni. La corona, ovviamente, specula vendendo a caro prezzo i vari lotti, salvo lavarsi la coscienza concedendo a titolo gratuito vari lotti tra cui quelli su cui nasceranno l’Oftalmico, gli Artigianelli, la chiesa di santa Barbara e l’istituto per sordomuti fondato da padre Assarotti . Nasce così il quartiere che va dalla linea ferroviaria per Milano fino a piazza Solferino. I vari regi decreti che si susseguono dettano le linee costruttive, piazza Statuto viene concepita come sede di ambasciate e ministeri, mentre nelle vie che la circondano nasceranno edifici definiti “da reddito”. Le grandi famiglie dell’epoca investirono immediatamente in quella che sembrava un’ottima operazione speculativa, acquistarono lotti e costruirono case quasi tutti quelli più in vista della città, i Frisetti (Anicetta Frisetti era la moglie di Edoardo Agnelli e madre di Giovanni) che costruiscono la grande casa di via Cernaia tra i civici 26 e 30; la famiglia di quello che sarà il cardinale Martini in via Bertola angolo via passalacqua ecc… In questo contesto molti imprenditori edili acquistano terreni e costruisco con l’obiettivo di vendere interi stabili, tra questi troviamo Fortunato Pelli che acquista diversi lotti, uno di questi è quello che va da corso Palestro a via Manzoni. Sul fronte di via Cernaia costruisce il palazzo caratterizzato dai busti di personaggi famosi (da Cavour a Dante) qui si suiciderà il ministro Giovanni Battista Cassinis nel 1866. Nella parte retrostante incarica Giuseppe Bollati di realizzare, per conto della famiglia Mazzonis di Palafrera una grande villa in stile neoclassico con parco. Dopo la guerra in cui la zona viene duramente colpita dai bombardamenti la villa (che non sappiamo se sia stata danneggiata o meno) viene venduta, demolita e vengono costruiti i tre palazzi che possiamo vedere oggi.
Un breve appunto su cosa si intendeva all’epoca per palazzi da reddito, la nobiltà torinese viveva ancora nei grandi palazzi del centro dovendo fare i conti con gli enormi costi di mantenimento degli stessi e si erano quindi piegati all’ospitare attività commerciali sul fronte strada. Nelle nuove costruzioni dedicate alla piccola nobiltà che non poteva permettersi palazzi oppure alla nascente borghesia imprenditoriale c’era però una rigida divisione degli spazi, a piano terreno le attività commerciali, nell’ammezzato la servitù, al primo piano nobile borghesi, al secondo nobile (il più importante) per l’appunto di nobili decaduti o meno, e poi via a salire fino ad arrivare alle soffitte dove abitava il proletariato.
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| Progetto per la costruzione della villa - proprietà archivio storico città di Torino |
mercoledì 4 novembre 2020
Torniamo alla casella di partenza
Ebbene si a distanza di 8 mesi torniamo alla partenza con un bel lockdown mascherato la situazione è tornata grave e alla fine l'unica soluzione, in assenza di un vaccino, è questa. per tutto ciò vorrei però ringraziare un po' di persone:
- la politica, di maggioranza e di opposizione, di governo centrale o regionale/comunale, che in tutto questo tempo non è stata in grado di trovare soluzioni condivise ma anzi è andata avanti a litigare. Tra DPCM, parlamentari che negano la presenza del Covid, parlamentari che fanno i giullari su e giù per l'Italia inventandosi di volta in volta medici, virologi o ricercatori;
- l'informazione che ha dato il peggio di se, blandendo e presentando come esperti cialtroni di ogni risma;
- la medicina che ha dimostrato come in certi ruoli si arrivi più per amicizie e appartenenze politiche che per autorevolezza. Medici che vanno in tv a raccontare che il virus è morto, autonominati premi nobel che straparlano di virus attenuati, minimizzatori, ciarlatani che presentano presunte scoperte scientifiche senza che un giornalista ne chieda ragione;
ed infine...
- i miei cari concittadini... quelli che "non posso non andare in ferie i bambini rimarrebbero traumatizzati", "le uniche ferie sono quelle dove prendi almeno un aereo o una nave", "la seconda casa in liguria? roba da vecchi, andiamo in Salento", "vuoi mettere il mare di Sardegna?", "un'estate senza andare a ballare non è estate". Avete sparso il virus anche in territori che erano in qualche modo sotto controllo.
a tutti il mio sano, tonante, meditato e meritato... VAFFANCULO!
sabato 3 ottobre 2020
Il barbon chic
Da tempo a Torino si aggira un nuovo soggetto… il “barbon chic”. Si riconosce dal modo di vestire Naturalista, Think pink le marche preferite, la nuova tendenza sono i vestiti di fibra di bamboo. Vanno in giro che sembrano aver usato come armadio la discarica, vestiti sformati, di colori improbabili ma accomunati tutti dal costo sempre e comunque sopra la media.
Il barbon chic è ambientalista, gira in bici, in monopattino elettrico, manifesta contro i cambiamenti climatici ma a casa monta enormi condizionatori che sputano aria calda nelle stanze dei vicini. Difende i beni comuni ma se può arraffare un privilegio, tipo tutti i posti bici in cortile, si butta a pesce. Davanti al mondo vota a sinistra, nel segreto dell’urna è salviniano duro e puro. In definitivo è l’ipocrita 2.0 cuore a sinistra ma portafoglio saldamente a destra.
martedì 12 maggio 2020
"It ain't over 'til it's over" Yogi Berra un'icona americana
Il 12 maggio 1925 nasceva a Saint Louis in Missouri Lawrence Peter Berra da tutti conosciuto con il soprannome, affibiatogli da un amico che l’aveva visto seduto a gambe conserte come un indù, di Yogi. Figlio di due immigrati italiani inizia a giocare nelle minors agli inizi degli anni ‘40, serie che ritroverà al ritorno dal fronte dopo aver servito in Europa durante la II guerra mondiale.
Nel 1946 viene chiamato dagli Yankes dove sarebbe rimasto fino al 1963 (come giocatore-allenatore) per poi passare ai nei Mets tra il 1964 e il 1971 come coach e dal 1972 al 1975 come manager. Tornò poi agli Yankes come coach tra il ‘77 e l’83 e come manager nel 1984 per essere licenziato all’inizio di quella ‘85. Lavorerà ancora come coach per gli Astros fino al definitivo ritiro nel 1989.
I numeri descrivono un giocatore di altissimo livello 17 stagioni da giocatore (soprattutto catcher) media battuta 285, 358 home runs e 1430 punti battuti a casa, da allenatore 484 partite vinte – 444 perse, 15 volte All Stars, 13 World Series 10 da giocatore e 3 da tecnico. Muore il 22 settembre 2015 a novantanni.
Giocatore iconico non solo per i successi sportivi ma anche per il carattere vulcanico e la lingua tagliente che lo portò a inventare quelli che vennero chiamati “yogismi” alcuni sono famosi ancora oggi anche al di fuori dell’ambiente del baseball, la più famosa di tutte e anche la più utilizzata spesso a sproposito è la celeberrima “It ain't over 'til it's over” (non è finita finché non è finita).
Qui potete trovare una raccolta di frasi e aforismi suoi o attribuiti a lui.
venerdì 8 maggio 2020
"El Trinche"
A volte gli dei dello sport donano il talento a chi, per scelta di vita e di modo di viverla, non lo sfrutta per guadagno personale, per la gloria o per la fama, ma semplicemente perché si diverte a fare quello che fa. Così fu con Tomas Felipe Carlòvich “El Trinche” soprannome di cui nemmeno lui ricordava l’origine.
Figlio di immigrati croati capitati a Rosario in cerca di fortuna, ultimo di sette fratelli, dotato di quel talento che solo i grandissimo conoscono. Cresciuto sui campi in terra di periferia, legato al suo barrio (la Tablada di Rosario) e ai suoi amici, era l’attrazione massima dei campionati minori, i presidenti aumentavano il biglietto quando giocava lui perché “Esta noche juega El Trinche”.
Centrocampista di talento, genio, irriverenza, la stessa che lo rivelò agli argentini quando la nazionale organizzò una partita di preparazione ai mondiali del ‘74, come avversario venne scelta una selezione di giocatori della zona di Rosario, l’unico proveniente dalle serie minori era lui “el Trinche” in un ora distrusse l’Albiceleste guidata da Vladislav Cap “el Polaco” che pregò l’allenatore avversario di togliere quel 5 dal campo.
Di lui si racconta che ricevesse un un bonus per ogni tunnel e un bonus speciale per ogni doppio tunnel, il “Doble caño”, che effettuasse; che prima dei mondiali del ‘78 Menotti l’avesse convocato ad un raduno a cui lui non sarebbe mai arrivato perché durante il viaggio aveva visto un bel fiume e si fosse fermato a pescare. Si affacciò solo brevemente al calcio professionista nel Rosario Central ma la nostalgia della sua vita normale non gli consentì di proseguire e di affermarsi ad alto livello.
Tutti i calciatori e allenatori argentini di quel periodo parlano di lui come di un calciatore formidabile, dotato di tecnica, tiro, visione di gioco; nel 1993 Maradona approdò al Newells old boys e al giornalista che gli diceva che tutta la città era orgogliosa di avere il più grande calciatore del mondo lui rispose “il più grande ha già giocato qua: era “el Trinche” Carlòvich.
Se ne andato oggi 8 maggio, aveva appena compiuto 71 anni, per i postumi di una caduta a seguito di una rapina, Due ragazzini l’avevano aggredito qualche giorno fa per rubargli la bicicletta.
Con lui se ne va un pezzo di quel calcio romantico che ormai appartiene solo al passato.











