martedì 24 dicembre 2019

Buon laico natale







It’s Christmas time, and there’s no need to be afraid
At Christmas time, we let in light and banish shade
And in our world of plenty, we can spread a smile of joy
Throw your arms around the world
At Christmas time”



















E’ Natale non dobbiamo avere timore
A Natale lasciamo passare la luce e usciamo dall’ombra
E nel nostro mondo di abbondanza
Possiamo diffondere un sorriso di gioia
abbraccia il mondo
A Natale”
Era la fine del 1984, Bob Geldof e Midge Ure (cantante degli Ultravox) scrissero “Do they know it's christmas” a cantarla chiamarono il gotha della musica britannica dell’epoca, da Bono a Phil Collins, da Boy George a George Michael, Simon Le Bon, Martin Kemp, Annie Lennox, Sir Paul McCartney, David Bowie ecc... Fu un evento epocale, il video fu trasmesso da tutti i canali TV del mondo e diede vita, nel luglio del 1985, di uno dei più grandi spettacoli live mai prodotti il “Live aid” di cui tutti ricordano la monumentale esibizione dei Queen.
Noi eravamo tutti più giovani, non avevamo voglie di ginocchio sulla testa ma capelli lunghi, magari ricci oppure tutti “gellati” come si usava al tempo. Le ragazze sfoggiavano improbabili cotonature impreziosite da fasce e fiocchi. Avevamo degli addominali al posto dei lardominali attuali e molti di noi tentavano di essere sportivi. Pensavamo, a ragione, di avere tutto la vita davanti. Qualcuno faceva le superiori, qualcuno l’università e qualcuno aveva già messo su famiglia. Quella canzone diede una nuova speranza a chi si occupava degli ultimi della terra, la vendita del disco e del successivo evento estivo “Live Aid” raccolsero fondi per circa 150.000.000 di sterline.
Ricordo tutto questo in un momento nel quale l’individualismo e l’odio per gli “altri” ha raggiunto il suo massimo storico dalla fine del secondo dopoguerra. È per questo che il mio augurio, laico, per il natale 2019 è di recuperare quella capacità di sognare che avevamo da adolescenti, ragazzi oppure giovani uomini e donne che si affacciavano alla vita. Non dimentichiamo quei sogni, quelle aspirazioni e recuperiamo quell’umanità che è fondamentale per un vivere civile e sostenibile. Ricordiamoci degli altri e impariamo che siamo tutti uguali, proviamo a vedere il mondo con gli occhi del bambino che non distingue quelle differenze che solo il pregiudizio degli adulti vede. Restiamo umani...se possiamo!

...seemed kind of funny sir to me
how at the end of every hard earned
day people find some reason to believe...”


...è una cosa che mi è sempre sembrata strana, signore
come alla fine di ogni dura giornata
la gente trova sempre una ragione per credere...”

Reason to believe, Bruce Springsteen ”


giovedì 21 novembre 2019

Band of brothers



I had a friend was a big baseball player”

Chissà quale percorso spazio-temporale ha fatto si che un gruppo casuale di bambini/ragazzi si sia ritrovato nello stesso posto per praticare uno sport che, in buona sostanza, in Italia era ed è semisconosciuto. In quella primavera di metà anni’70, in una Torino depressa dal terrorismo e da una crisi economica che non avrebbe tardato ad arrivare, alcuni di loro si trovarono in un campetto un po’ scrauso tra via Passobuole e via Pio VII. Alcuni di loro erano lì perché i loro padri, o madri, avevano praticato quello sport, altri perché a farlo erano stati i loro fratelli maggiori, alcuni in modo assolutamente casuale, fu il caso mio e di mio fratello per i quali, imprevedibilmente, il fato aveva fatto si che il padre lavorasse in una fabbrica (salm, eurosalm? chissà!) davanti al campo e che la sorella di Gildo Faletti si facesse i capelli da mia zia. Altri arrivarono per caso, amici di amici, passaparola e chissà che altro. Era un coarcervo di persone e di ceti, figli di operai, di muratori, di commercianti ecc… tutti insieme senza badare troppo da dove si arrivava. Da piccoli non avevamo coscienza di noi nel senso che non avevamo ancora sviluppato quel senso di appartenenza e di “branco” che avremmo avuto dopo. 



Ci si allenava due volte la settimana in primavera ed estate e una in autunno e inverno (di domenica così c’erano meno problemi a farsi portare dai genitori). Via Passobuole era frequentata da persone improbabili ma perfettamente inserite in quel mondo un po’ naif. I ricordi di ragazzino con Brit, al secolo Italo Brenchio classe 1924 olimpionico di marcia, che allenava le sue squadre miste in costume da bagno leopardato e cappellaccio da cowboy in testa, oppure che faceva la doccia con noi lavandosi, lui che lavorava ai mercati generali, con cetrioli e pomodori. Sellari che aveva una visione sociale dello sport, non solo risultato ma anche riscatto; di qui le sue squadre formate da ragazzi difficili di quartieri difficili, mirafiori sud, mirafiori nord, borgo cina e che fino all’ultimo ha portato avanti il suo baseball fatto di inclusione. Pucci e Piek, i due grandi del softball non solo torinese o piemontese ma italiano, con il loro enorme danese wotan che correva per il campo insieme alle ragazze che si allenavano. 


Faletti e Giglioli, cane e gatto; riuscivano a litigare anche nelle partite dei ragazzini, e parte di quei ragazzini eravamo noi. 

Campionati strani, un anno giocammo 6 partite contro la stessa squadra, la juventus, in altri giravamo praticamente solo la val di susa: avigliana, rosta, sant’antonino, sant’ambrogio e villardora per un certo periodo “Gli Avversari” in epiche sfide punto a punto e a un certo punto quasi gemellati quando qualcuno di noi andò a Villardora e qualcuno di loro venne a Torino per cercare l’assalto al titolo italiano. Sogno che si infranse a Rho in una partita condita da un arbitraggio abbastanza indegno per di più da un arbitro torinese.
Ecco il campionato italiano, a quello ci siamo arrivati una sola volta, nel 1983, a Castiglione della Pescaia, ci siamo sempre fermati agli spareggi interregionali una volta mole’s friends, una volta Rho, una volta Collecchio… Collecchio la sconfitta che più brucia e forse ricordiamo tutti, 42-0 una diversità imbarazzante e dire che avevamo pure il prestito, di cui non faccio il nome, che disse “tranquilli io lancio nella juventus” se non ricordo male scese dal monte al secondo con sul groppone una ventina di punti. In definitiva in un decennio di dominio giovanile siamo riusciti ad arrivare ai nazionali una sola volta, una soddisfazione enorme per tutti anche se il risultato, che lascia un po’ di amaro in bocca per via della partita con il Bologna persa 5-4, passa in secondo piano. Nel frattempo al nucleo originario si erano aggiunti altri ragazzi, chi da squadre diverse, chi totalmente ex novo si erano integranti con noi. Il segreto di quella giovanile, capace di giocare e vincere nella propria categoria e in quella superiore a volte pure nella stessa giornata con folli spostamenti in auto, era proprio l’amicizia. Eravamo squadra in campo e fuori e i problemi tra di noi, e ci sono stati arrivando a volte alle mani, sono sempre rimasti nello spogliatoio. Molti di noi uscivano insieme al sabato con pochi o nessun soldo in tasca, in giro a piedi o in bus eppure ci stava bene pure quello. Poi sono venuti gli anni della prima squadra, la B, la C alti e bassi, allenatori improbabili e a volte pure incapaci eppure lo spirito tra di noi non è mai venuto meno anche con i nuovi arrivati e con chi si è aggregato alla ciurma strada facendo. Tanti sono andati via, chi in altre squadre, chi semplicemente ha seguito la sua vita: il lavoro, la famiglia da mettere su; infine si è arrivati al 1992 l’ultimo nostro campionato, abbiamo smesso di esistere come squadra ma non come gruppo che in parte ha ancora continuato a ritrovarsi in altre realtà sportive. 
Oggi alla fine del 2019 cosa è rimasto di quei vent’anni? Ci si era persi di vista, qualcuno aveva continuato nell’ambiente, altri erano “dispersi” in altre faccende eppure al momento di ritrovarci e rivederci è stato quasi automatico non accorgersi del tempo passato, certo molti chili in più, tanti capelli in meno eppure certe dinamiche sono rimaste intatte se non fosse stato per l’aspetto fisico avrebbe potuto essere una serata di fine anni ‘80 magari da Su Forru a svuotare il frigo delle birre. Athos e Luca i fratelli maggiori (d’altronde l’anagrafe non mente), Massi, Roby e Sergio più seri e riflessivi, Max e Leo cugini in tutto e per tutto, cane e gatto, acqua e olio eppure uniti, quasi fratelli. Ciano con la sua lingua tagliente e chirurgica, poi ci sono io minchione a tutto tondo con un animo da dodicenne in un fisico bolso di mezz’età.
Friends will be friends
When you're in need of love they give you care and attention
Friends will be friends
When you're through with life and all hope is lost
Hold out your hand 'cause right till the end


p.s. un ricordo doveroso a chi ha percorso un pezzo di strada con noi e oggi non c’è più, che la terra vi sia leggera.

venerdì 8 novembre 2019

L'ignoranza come radice del nuovo fascismo. Aggiornamento 21/09/21

 Si pensava di aver toccato il fondo e invece... con la vicenda del sindaco di Predappio si pensava di aver raggiunto l'apice delle minchiate revisioniste e neofascionaziste e invece noi italiani non ci accontentiamo e andiamo oltre. Nelle ultime settimane abbiamo una notevole escalation:

19 Novembre il sindaco di Biella nega la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, con la motivazione "non ha fatto nulla per Biella" "i fatti che ha subito risalgono a oltre 70 anni fa"

Articolo su Giornalettismo

Salvo poi ritrattare, con il noto coraggio dei legofascisti, un paio di giorni fa e decidere di procedere con la concessione.

20 Novembre sulla scia del genio biellese il sindaco di Sesto San Giovanni fa la stessa cosa con la motivazione "non ha a che fare con la storia della nostra città"

Articolo tgcom24

27 Novembre il comune di Schio rifiuta la posa delle pietre d'inciampo (opera dell'artista tedesco Gunter Demnig che ne ha posate, tra il 1992 e il 2019, circa 71.000) in memoria dei deportati della città. La scusa questa volta è ancora più tragica "le pietre d'inciampo sono divisive perchè ricordano solo una parte delle vittime"

Articolo Repubblica

28 Novembre scatta in Italia una grande operazione, chiamata "Ombre Nere" delle forze dell'ordine contro i gruppi neonazisti italiani, operazione che porta a perquisizioni e sequestri in tutta la penisola. Vengono indagate una ventina di persone, tra di esse diverse donne. Una di queste, insospettabile contabile di provincia, viene intervistata da Repubbica e ci regala questa perla











notevoli sono anche le affermazioni fatte sui social da un'altra protagonista tale Francesca Rizzi che si fregia del titolo di Miss Hitler"






29 novembre 2020






Poco egregio signor sindaco del comune di Predappio, dopo aver letto i suoi sproloqui sul finanziamento al Treno della Memoria vorrei farle una mini lezione di storia a dimostrazione della sua ignoranza. Lei dice che “il treno della memoria va in un senso solo”, certo che va in un solo senso esattamente come lo fu il viaggio dell’80% degli essere umani che arrivarono nei campi di sterminio nazisti. Nella sua crassa e compiaciuta ignoranza mischia eventi e fatti che non hanno nulla in comune, invocare il Muro di Berlino e le Foibe dimostrano solo che il suo, presunto, cervello è ripieno di ignoranza. È vero l’Olocausto non è stato il primo e nemmeno l’ultimo sterminio di massa nella storia dell’umanità, si calcola che Gengis Khan nella sua campagna di invasione dalla mongolia ai confini dell’Europa lasciò sul campo 40 milioni di morti. Numeri precisi sullo sterminio dei nativi americani da nord a sud non ne abbiamo ma, secondo alcuni studi, si possono quantificare, a spanne, in circa 100.000 in 500 anni. In Congo Re Leopoldo II del Belgio ammazzò direttamente o indirettamente circa 10.000.000 di esseri umani. Nei Gulag (che non sono un’invenzione staliniana ma i campi di internamento in Siberia esistevano già all’epoca degli Zar. Tutte queste vicende sanguinose hanno dei denominatori comuni: potere e denaro. Quello che differenzia l’Olocausto da tutti gli altri eventi ricordati è l’idea di fondo che ha portato alla sua ideazione e poi alla sua realizzazione. Non è la sete di potere di Hitler oppure la ricerca della ricchezza il motore del tutto che va invece ricercato nella folle idea che esista un popolo puro ed eletto che ha il diritto e anche il dovere di sottomettere gli altri. Non contento di una tale follia ricerca anche al suo interno tutto ciò che è imperfetto e quindi in grado di togliere la purezza agli eletti. Gli ebrei, gli omosessuali, i disabili erano visti come un pericolo per il grande popolo germanico. Gli ebrei tedeschi non erano diversi dai loro sterminatori, erano nati e vissuti tutti nello stesso spazio di mondo, erano perfettamente integrati nello stato di cui facevano parte. Erano però considerati “sbagliati” e come loro anche tutti coloro che condividevano la stessa religione al di fuori della Germania. Omosessuali e disabili tedeschi portavano esattamente lo stesso marchio di infamia agli occhi dei Nazisti. Storicamente gli unici eccidi che, in qualche modo, possono essere avvicinati alla follia dell’Olocausto sono i fatti del Ruanda in tempi recenti e lo sterminio sistematico di cinesi e filippini da parte dei giapponesi nella seconda guerra mondiale. A molti di quelli come lei, seguaci di un assassino vigliacco, piacerebbe che la storia finisse qui e invece anche noi in quella vicenda abbiamo avuto un ruolo i campi di Fossoli e della Risiera di San Sabba in Italia nei quali i suoi fieri camerati inviarono a morire qualche migliaio di concittadini. Il campo dell’Isola di Rab in Croazia (Arba in lingua italiana) dove vennero letteralmente lasciati morir di fame, sempre ad opera dei seguaci dell’assassino di cui sopra, qualche migliaio di civili.
Non credo che capirà questa cosa e che cambierà idea visto che non mi aspetto intelligenza da chi permette che nel comune da lui amministrato ogni anno vada in scena la farsa di una commemorazione dedicata a un assassino vigliacco, uno che non si fece scrupolo di mandare i suoi concittadini a morire nelle steppe russe, sui Balcani e in Africa. Che permise che i suoi concittadini venissero deportati e schiavizzati dal suo alleato. Quello che non ebbe neanche il coraggio di piantarsi una pallottola in testa ma cercò di scappare come un topo di fogna travestito da tedesco. Ecco da gente come lei non accetto lezioni né di storia né di qualsiasi altro argomento.

21 settembre 2021

il 18 settembre a Trieste si affrontano per il titolo italiano dei superpiuma il campione uscente, il triestino, Michele Broili e lo sfidante italo-marocchino Hassan Nouredine, il match finisce con la vittoria ai punti di quest'ultimo. Il fatto sportivo passerebbe inosservato se non che il torace di Broili è ricoperto di simboli nazisti o richiamanti l'estrema destra si va dal totenkopf, simbolo delle divisioni  SS Totenkopfverbande e totenkopf-divisioni tristemente famose per il loro servizio nei lager nazisti e nei rastrellamenti, al simbolo delle SS, al numero 88 (acronimo di heil Hitler), oppure alla scritta "ritorno a Camelot" raduno neonazista che si tiene ogni 5 anni in Veneto. Sconvolge la totale ignavia della federazione italiana pugilato che finge di essersi accorta dei tatuaggi solo in quello occasione dopo  15 incontri da professionista. Fanno anche ribrezzo le parole del suo allenatore (candidato alla comunali di Trieste per Fratelli d'Italia) che dichiara: "Secondo il Coni e la Fpi gli atleti non possono essere discriminati per il loro credo politico".  A lui si aggiungono i camerati di Vox che contestano la sconfitta perchè l'avversario non è italiano 
Qui non c'entra la libertà di opinione oppure il credo politico ma bensì la totale anarchia che vige in certi ambienti che si possono permettere impunemente queste manifestazioni di sostegno a un regime che ha massacrato milioni di civili in tutta Europa in nome di un'idea di razza superiore che non ha ragione di esistere.
Qui il fenomento in questione




venerdì 27 settembre 2019

Greta, gretini, somari e cialtroni



Mi piacerebbe fare qualche puntualizzazione su quanto sta accadendo in questo periodo riguardo al clima e lo farò in modo schematico:

1) Greta ha 16 anni, di quale sindrome soffra non dovrebbe interessare a nessuno se non a lei e ai suoi genitori. Allo stesso modo non è lei a dover cercare soluzioni, a quell'età poni delle domande e se le risposte che si da sono assolute non deve stupire proprio per il fatto che a quell'età si tende a essere assoluti nei propri enunciati;

2) Gretini, è il nome con il quale somari e cialtroni, di cui parlerò più avanti,  appellano quelli che sono semplicemente ragazzi più o meno adolescenti ma comunque ancora in quell'età nella quale spesso impegno, disimpegno e cazzeggio si fondono in modo mirabile. Ma in fondo cerchiamo di non essere ipocriti alla loro età quando manifestavamo per la pace nel mondo, per la Palestina, per il caro vita, contro Galloni, Falcucci o Andreotti non lo facevamo perchè fossimo impegnati ma anche perchè si saltava un giorno di scuola, si filava la compagna di classe o magari si finiva mattina all'Impera a giocare a biliardo. Vi do una notizia, gli adolescenti  in questo non sono cambiati da 30 o 40 anni fa. Che riscoprano un impegno civico è una buona cosa perchè in fondo "libertà è partecipazione". Anche loro non sono quelli a cui chiedere soluzioni.

3) Somari in questa categoria rientrano tutti quelli che sfottono Greta e Gretini sparando, perlopiù, stupidaggini a raffica. Giornalisti, peones della politica, opinion leader, tuttologi un tanto al chilo, insomma tutta quella gente che vive solo se compare sui social, sulle pagine dei giornali o in TV tutti i giorni. La gentaglia alla Feltri (padre), Fusaro, Tiramani e via cantando.

4) Cialtroni cioè tutti quelli che avrebbero gli strumenti per intervenire e invece preferiscono limitarsi agli enunciati di principio. Capi di Stato, politici e anche scienziati soprattutto quelli che pontificano negli studi delle università o in quelli televisivi e non si sporcano le mani con la ricerca sul campo.

Infine parliamo dell'oggetto del contendere, il cambiamento climatico (essì abbiamo dei termini italiani per tradurre climate change) è un dato di fatto, se qualche somaro o cialtrone di cui sopra  dice che è fuffa, sappiate che mente. Allo stesso modo non esiste una comunità scientifica "divisa" sull'argomento, nessuno scienziato degno di questo nome dirà mai che il riscaldamento globale non esiste. Quello che, semmai, divide sono le due correnti di pensiero sulle causse del  riscaldamento una, maggioritaria che la imputa all'opera umana e una, minoritaria, che invece dice che in fondo i cambiamenti climatici ci son sempre stati e non c'è quindi da preoccuparsi più di tanto. Molto probabilmente la realtà sta nel mezzo e quindi il cambiamento climatico è frutto della combinazione dei due fattori. Ciò non toglie che i nostri comportamenti personali potrebbero dare una mano a migliorare la situazione anche perchè non è pensabile che il peso e il costo di quella che potrebbe essere una contrazione nei consumi la debbano pagare i paesi che sono su quel sottile confine tra povertà e sopravvivenza. Quello che dovremmo fare noi è migliorare i nostri comportamenti e i nostri consumi a partire dalle piccole cose tipo tenere qualche grado in meno in casa d'inverno, non pretendere di vivere in ghiacciaia d'estate, mangiare in modo più corretto e sostenibile (che non significa diventare vegani ma seguire il ritmo delle stagioni). Soprattutto dovremmo spiegare ai nostri "gretini", e anche alla generazione precendente alla loro, crresciuti in un mondo dove quello che per noi era lusso (tipo l'aria condizionata in casa) è standard di vita che si può anche vivere in modo diverso e non meno pieno e divertente. Che l'Europa la possiamo girare in treno e non necessariamente in aereo, che in casa d'inverno ci si copre e d'estate ci si scopre. Non saremo noi a risolvere il problema a livello globale ma se ognuno porta un mattoncino alla fine una casa la costruisci.

lunedì 23 settembre 2019

Bruce & I

"Perchè io sono il Presidente, ma lui è il Boss" (B.Obama)

"Ho scelto di fare il Presidente perchè non potevo essere Bruce Springsteen" (B.Obama)

"Quando ero ragazzo a casa mia vi erano due cose impopolari: una ero io e l'altra la mia chitarra" (B.Springsteen)

"Ho visto il futuro del rock&roll e il suo nome è Bruce Springsteen" (J.Landau)



Oggi compie 70 anni Bruce Springsteen, sono passati tanti anni ma ricordo ancora il martedì sera in cui a Mister Fantasy, la trasmissione culto degli inizi anni '80 che andava in onda la sera tardi e che guardavo in un televisorino bianco e nero con una biro e un filo di rame per antenna,  ad un certo punto Massarini presenta il video tratto da un concerto di Bruce Springsteen. Avevo 13-14 anni e la mia conoscenza sul rock era limitatissima, vuoi perchè in casa si ascoltavano soprattutto cantautori, vuoi perchè le (poche) radio private torinesi non brillavano certo per la programmazione, comunque compare sul video sto tizio magro con una chitarra a tracolla, non ricordo la canzone che eseguì ricordo solo che rimasi affascinato dal suono e dalla voce. Mister Fantasy trasmise per qualche puntata di seguito brani del concerto e cercai di non perderne una nota. Da quel punto in poi iniziò la mia ricerca di cassette, dischi o riviste per conoscerlo meglio. 

Qualche tempo dopo scovai in edicola una cassetta dell'enciclopedia del Rock, mi pare della Ricordi, che iniziava con "Because the night"  (e così conobbi anche Patti Smith) e soprattutto una versione live di "Rosalita" con tanto di presentazione della band, una roba esplosiva. Ho iniziato anche a leggermi con attenzione i testi e a scoprire un mondo, quella dei giovani americani insoddisfatti, quella dei reduci del Vietnam, quella degli uomini in cerca di redenzione. L'America delle fabbriche, delle auto che corrono lungo i deserti, delle ingiustizie, temi che sicuramente hanno contribuito a formare la mia personalità e anche le mie idee politiche. 

Greetings esce nel 1973, con "Blinded by the ligh" come prima e verbosissima prima traccia ma con un attacco che ha un ritmo che raramente ho trovato in altri pezzi  "Madman drummers bummers and Indians in the summer with a teenage diplomat. In the dumps with the mumps as the adolescent pumps his way into his hat. With a boulder on my shoulder, feelin' kinda older, I tripped the merry-go-round" e che ne fece, per la stampa, il nuovo Dylan. Oggi nel 2019 si può dire che abbia attraversato quasi cinquant'anni di storia della musica riuscendo a rimanere se stesso anche innovando il suo modo di scrivere e di comporre, spaziando dal rock puro e semplice degli inizi, all'acustico del oscuro "Nebraska", al folk americano con "The Ghost of Tom Joad"  e "The Seeger Sessions", al suono più contemporaneo degli ultimi lavori.

La sua musica è stata la colonna sonora della mia vita, i due concerti che ho visto (1988, 2009) sono dei ricordi indelebili e ancora oggi a 52 anni suonati posso cantare intere strofe delle sue canzoni soprattutto delle mie preferite: "Badlands", "Thunder road", "Born to run", "Promised land", "Hungry heart", "Prove it all night", "Born in the Usa". Quando ho visto al cinema "Blinded by the light" e il protagonista javed dice  all'amico Roops che Springsteen "sa esattamente come lui si sente" non ho potuto fare a meno di rivedere il me adolescente, insoddisfatto e ribelle come tutti gli adolescenti. Questo blog prende il nome da un verso di "Thunder road": "Lying out ther like a killer in the sun", ma sono tante le frasi indelebile delle sue canzoni "Mama always told me nont to look into the sight of the sun, but mama, that's where the fun is" "Blinded by the light"; "So walk tall, or baby don't walk at all" "New York City serenade"; "It's a town full of loosers, and I'm pulling out of here to win" "Thunder road"; "Cause tramps like us, baby we were born to run" "Born to run":"You spend your life waiting for a moment, that just don't come well, don't spent your time waiting!"Badlands"


"Struck me kinda funny, seem kinda funny sir to me, still at the end of every earned day people find some reason to believe" 
"Reason to believe"



  

giovedì 30 maggio 2019

Le mille e una Venezia





Premessa raramente leggo racconti, raramente leggo autori italiani e praticamente mai leggo autrici. Da tutto questo si evince che “le mille e una Venezia” dell’amica Liana Pastorin non partiva con i favori del pronostico. Però sono un ragazzo coscienzioso e ho affrontato i 10 racconti senza pregiudizio. Innanzitutto diciamo che, da un punto di vista letterario, sono ben scritti, l’autrice è bravissima a tratteggiare personaggi e ambientazioni in modo preciso e in poche parole o frasi  ti porta laddove ha deciso tu debba essere in quel momento. Stilisticamente sono ben costruiti, anche se brevi condensano in poche pagine storie dense di emozioni. In alcuni tratti sembra di leggere Gozzano, in altri Poe e alcune frasi suonano Gucciniane “ La morte fa bella Venezia, che muore da sempre...”. E’ una scrittura scorrevole anche se più volte mi sono trovato a tornare indietro di qualche frase per essere certo di non essermi perso nulla. Non so quanto ci sia di autobiografico e personale, in molti tratti mi è sembrato che Liana parlasse di se anche se stava scrivendo di altro e questo mi è molto piaciuto perché scrivere senza sentimento o emozione fa dello scrittore un burocrate della letteratura. Ci ho trovato molto di lei in questa pagine sicuramente del suo passato, del suo presente e spero anche del suo futuro.
Un consiglio se passate davanti a una libreria e lo vedete in vetrina, compratelo! Ne vale la pena.


lunedì 20 maggio 2019

Il vento dell'ovest

ho voluto sperimentare il sistema di pubblicazione in proprio messo a disposizione da Amazon, ho tirato fuori dal cassetto due racconti e così è nato "il vento dell'ovest". In formato ebook https://www.amazon.it/dp/B07RZD4MWL o cartaceo https://www.amazon.it/dp/1099214742





Due racconti dedicati a due delle mie passioni americane, il baseball e il west. Il primo è dedicato a quello che gli americani chiamano "american pastime" e che costituisce anche una summa della loro filosofia (ed è anche lo sport che ho praticato per quasi trentanni). Il secondo è bonelliano sicuramente più Ken Parker che Tex.

giovedì 25 aprile 2019

Ora e sempre 25 Aprile



Prendo spunto da uno striscione fascista comparso sul GRA a Roma "noi non abbiamo tradito", motto usato come scusa per giustificare il fatto di aver gettato l'Italia in mano ai nazisti e prima ancora averla piegata con la violenza in un ventennio di dittatura feroce e antiitaliana. Partiamo dai fatti reali per dimostrare che la narrazione del "ha fatto anche cose buone" oppure "se non si alleava con Hitler". Il fascismo ha vietato il dissenso, la libertà di stampa, di circolazione. Ha imposto il partito unico, ha diviso l'Italia tra buoni (quelli con lui) e cattivi (tutti gli altri), ha riscritto i libri di storia, ha (in modo anacronistico) invaso l'Etiopia, guerra nella quale ha commesso crimini di guerra non diversi da quelli nazisti e lasciato sul terreno 60.000 etiopi oltre a circa 10.000 militari italiani, 80.000 libici  deportati e lasciati morire nei campi di concentramento italiani. Ha isolato l'Italia dal resto del mondo, mettendola nelle condizioni di dover vivere in modo autarchico e, di fatto, portando il paese alla fame. Ha instaurato un regime feroce che ha condannato a morte, confinato o fatto uccidere migliaia di oppositori. Ha promulgato le infami leggi razziali con la quale con un tratto di penna migliaia di italiani sono stati espulsi dalla vita civile e messi nelle mani dei macellai nazisti. Ha intrapreso una guerra sapendo perfettamente che in nostro esercito non sarebbe stato in grado di combatterla e questo ha causato 350.000 morti militari in combattimento, 650.000 deportati militari dopo l'armistizio di cui oltre 40.000 deceduti. 45.000 deportati civili tra oppositori ed ebrei di cui 15.000 non fecero ritorno. Ucciso migliaia di slavi sul fronte orientale, solo nel campo di Arbe morirono circa 4.000 internati di cui molti donne e bambini. Dopo l'armistizio e il tradimento di Mussolini che, in cambio del suo salvataggio sul Gran Sasso, regalò mezza Italia ai nazisti e instaurò il regime barzelletta di Salò il cui esercito contribuì in modo decisivo alle stragi dell'appennino tosco-emiliano e delle valli piemontesi e liguri durante le quali interi paesi vennero distrutti e circa 23.000 italiani vennero barbaramente ammazzati. 
Questi numeri dimostrano semplicemente che il 25 Aprile non può essere considerato "divisivo" come blaterano politici che si vantano di essere fascisti ma è il momento fondante della nostra Repubblica, quello nel quale anche loro pur essendo conniventi e complici di quel passato hanno avuto diritto di parola.

A questo proposito lascio una breve bibliografia di approfondimento di cui consiglio la lettura
Angelo del Boca "Italiani brava gente" Neri Pozza 2005
Valdo Fusi "Fiori rossi al Martinetto" Mursia 1973
Donà di San Mauro "Boves kaputt!"  Araba Fenice 1994
Paola Pezzino "Sant'Anna di Stazzema, storia di una strage" Il Mulino 2008
Francesco Filippi " Mussolini ha fatto anche cose buone" Bollati Borighieri 2019

Alcuni pezzi da me scritti su questo blog
http://killerinthesun.blogspot.com/2011/07/uno-spettro-si-aggira-per-leuropa.html
http://killerinthesun.blogspot.com/2013/12/xviii-dicembre.html
http://killerinthesun.blogspot.com/2017/09/perche-in-italia-e-necessaria-una-legge.html
http://killerinthesun.blogspot.com/2017/02/il-decalogo-della-propaganda.html 
http://killerinthesun.blogspot.com/2018/01/una-memoria-labile.html
http://killerinthesun.blogspot.com/2018/06/continuiamo-pure-minimizzare.html
http://killerinthesun.blogspot.com/2018/07/costruire-il-nemico-riflessioni.html
http://killerinthesun.blogspot.com/2019/03/nessuno-e-intoccabile.html
https://killerinthesun.blogspot.com/2019/11/lignoranza-come-radice-del-nuovo.html




venerdì 29 marzo 2019

Famiglia è dove stai bene




Inizia oggi a Verona (curiosamente nella città in cui è ambientata una delle massime tragedie che raccontano come le famiglie spesso sono deleterie per la vita) il congresso delle famiglie. Sono giorni che la destra becera e oscurantista con il coro dei fondamentalisti cristiani, si lamenta dell'attacco in atto (da chi, dove, quando, mistero!) contro la famiglia naturale o in alternativa tradizionale. Allora vediamo di chiarire un paio di cose, naturale non vuol dire nulla in natura non esiste il concetto di famiglia intesa come maschio-femmina-prole nella maggior parte dei casi, e delle specie, esiste il concetto di branco, nel quale si riproduce solo il maschio dominante, nel caso di animali solitari, come ad esempio gli orsi, il maschio feconda la femmina e se ne va. Richiamarsi quindi alla natura è profondamente sbagliato, perchè in natura non esiste un legame sociale come quello della famiglia. Anche richiamarsi alla tradizione non è del tutto corretto visto che sarebbe meglio parlare di tradizione cristiana e non certo "universale", nel vasto mondo chiamato terra esistono tipi di  famiglia completamente diversi, monogamia, poligamia, poliandria ecc... in molte società non esiste il concetto di matrimonio,  in altre questo significa un diritto di possesso del maschio sulla femmina esattamente come il diritto di possesso su mandrie o greggi. 
L'omossessualità, che è uno dei tarli di questi dementi, è molto più "naturale"  della famiglia considerato che sono molte le specie in cui i maschi fanno sesso tra di loro leoni, scimmie di varie specie, pesci ecc...
Fondamentalmente sarebbe ora di uscire dalla retorica e dal fondamentalismo e rendersi conto che il fatto che possano esistere unioni diverse dal matrimonio nulla toglie a quest'ultimo in fatto di diritti e doveri, anzi in molti casi rafforza l'istituzione stessa.

venerdì 15 marzo 2019

Climate strike



Fa piacere vedere che i giovani si interessino a questo genere di problema anche se non è ben chiaro il messaggio che si vuol far passare.  L'accento che andrebbe messo è sui comportamenti individuali e su quanto questi pesino poi nell'economia climatica globale. Perchè è facile accusare genericamente il "sistema" ma più complicato ragionare su quanto noi in prima persona facciamo per contrastare il cambiamento climatico. Ricordiamoci che ogni volta che cambiamo cellulare, cambiamo pc, prendiamo un aereo, non gettiamo un rifiuto in modo corretto aggiungiamo un piccolo mattoncino al cambiamento climatico. Ogni volta che mettiamo l'aria condizionata a palla oppure teniamo il riscaldamento a 25 gradi  per stare in casa in pantaloncini in pieno inverno diventiamo, in parte, corresponsabili del problema. Quando andiamo al supermercato oppure in un negozio gourmet e ci compriamo il frutto esotico che arriva direttamente dai caraibi, oppure il prodotto fuoristagione stiamo aggiungendo la nostra parte di disastro alla situazione del pianeta. Quindi va bene protestare e farsi sentire ma bisognerebbe anche iniziare dal nostro piccolo.


P.s. emissioni di grammi per chilometro di CO2 treno 44, auto 118,  aereo 140, camion 158.

lunedì 11 marzo 2019

Nessuno è intoccabile



L'altro giorno in occasione della festa della donna la statua di Indro Montanelli a Milano è stata ricoperta di vernice rosa. Subito, da destra e da sinistra, si sono alzati gli alti lai dei moralisti in servizio permanente ed effettivo perchè,  a loro giudizio, Montanelli rappresenta il giornalismo italiano. Per la destra Montanelli è un idolo per il suo mai rinnegato fascismo e un certo afflato golpista che cercherà sempre di negare. Per la sinistra per il suo senile antiberlusconismo. Nessuno nega che fosse una gran penna ma non era certo l'oracolo di Delfi, emblematica è la vicenda che lo contrappose allo storico e scrittore Angelo del Boca circa l'uso dei gas da parte delle truppe italiane in Etiopia. Montanelli per anni negò con forza che gli italiani avessero fatto ricorso all'iprite e ad altri gas asfissianti durante la guerra coloniale dicendo sostanzialmente "io non li ho visti e quindi non sono esistiti". Del Boca da storico invece si è sempre basato sui documenti e sugli archivi e solo molti anni dopo Montanelli chiederà scusa e ammetterà l'evidenza (nel frattempo del Boca subirà minacce a profusione). 
Proprio alla guerra etiope è legato il gesto dell'associazione "Non una di meno" infatti, come Montanelli stesso affermerà in una trasmissione televisiva, mentre era in Etiopia con il grado di sottotenente di un battaglione di Ascari (eritrei inquadrati nell'esercito italiano) acquistò una bambina di 12 anni (di nome Destà) di fatto come schiava (passava sotto il termine "madamato" e cioè una relazione tra un cittadino italiano e una donna nativa delle colonie). In Italia era già considerata violenza carnale avere un rapporto con minori di 14 anni ma il giornalista si giustificò con "in abissinia fanno così".  Non contento alla fine della ferma la rivendette al generale Biroli.  Quindi possiamo senza tema affermare che il signor Indro Montanelli era un pedofilo e un mercante di schiavi. E che forse sarebbe ora di rileggere veramente la sua opera e la sua vita a dimostrazione del verme che era in realtà.

«Questa guerra è per noi come una bella lunga vacanza dataci dal Gran Babbo in premio di tredici anni di scuola. E, detto fra noi, era ora.»

martedì 5 marzo 2019

Il nome della rosa, le mie impressioni - work in progress



Ho voluto vedere la prima puntata cercando di non essere prevenuto. Ho amato, e amo, alla follia il libro. L'ho letto e riletto e quindi, pur non essendo un intellettuale mi reputo perlomeno esperto. Pronti via e subito ci troviamo un Adso in cotta e elmo su di un campo di battaglia. Non si sa da dove sia uscita questa corbelleria visto che nel prologo Eco fa dire al novizio:

 "Ecco com'era la situazione quando io - già novizio benedettino nel monastero di Melk - fui sottratto alla tranquillità del chiostro da mio padre, che si batteva al seguito di Ludovico, non ultimo tra i suoi baroni, e che ritenette saggio portarmi con sé perché conoscessi le meraviglie d'Italia e fossi presente quando l'imperatore fosse stato incoronato in Roma. Ma l'assedio di Pisa l'assorbì nelle cure militari. Io ne trassi vantaggio aggirandomi, un poco per ozio e un poco per desiderio di apprendere, per le città della Toscana, ma quella vita libera senza regola non si addiceva, pensarono i miei genitori, a un adolescente votato alla vita contemplativa..."

Quindi niente battaglie e niente sangue. Subito dopo Adso incontra Guglielmo e si assiste a una scenetta che non potrebbe in nessun modo essere uscita dalla penna di Eco tanto è didascalica e fuori dalle righe. Guglielmo sta con i lebbrosi e condivide il pane con loro, arriva un altro malato e lui scende dalla scalinata su cui si trovava e corre ad abbracciarlo, in questo momento Adso inizia a seguirlo fino a diventarne discepolo. Ecco tutto bello, tutto edificante ma il libro dice:

 "...E fu su suggerimento di Marsilio, che aveva preso a benvolermi, decisero di pormi accanto a un dotto francescano, frate Guglielmo da Baskerville..."

Arrivano finalmente all'abbazia e tra gli altri incontrano il cellario, Remigio da Varagine. Ecco come Eco ce lo presenta:
"Il cellario era un uomo pingue e di aspetto volgare ma gioviale, canuto ma ancora robusto, piccolo ma veloce."
ecco non mi sembra decisamente la descrizione di Fabrizio Bentivoglio.
La vicenda si svolge nel novembre 1327 in nord Italia, quindi ci si aspetta un ambiente brumoso e freddo... abbiamo invece un tappeto di neve da presepe, una luce quasi estiva e personaggi che vagano per abbazia e foresta poco vestiti.


Aggiornamento al 6 marzo

altro appunto  alla sceneggiatura è la mancanza completa (al momento ma la scansione logica degli eventi non fa presagire nulla di buono)  della figura di Ubertino da Casale. Figura centrale sia nella spiegazione dell'eresia dolciniana (con tanto di excursus sui predecessori di Dolcino). L'incontro con Guglielmo appena arrivato all'abbazia spiega tutto ciò che serve per capire i motivi della disputa teologica che avverrà. Ma anche l'incontro con Adso ha un'importanza vitale per la storia spingerà il novizio ad entrare nello scriptorium ad approfondire la vicenda dolciniana e dove ricorderà l'esecuzione vista a Firenze di un tal Fra Michele e, non ultimo, sarà all'uscita dello scriptorium che si ritroverà nelle cucine e verrà coinvolto nei commerci di Remigio e Salvatore e quindi a conoscere la ragazza.
A questo proposito non posso che rimarcare il tentativo di trasformare un libro che per sua natura è cupo in una storia degna di un fotoromanzo con l'inserimento di figure femminili che cercano di togliere quell'aura misogina tipica di un convento (ma anche della società) del '300.

Aggiornamento al 12 marzo

purtroppo, a causa di un impegno, non son riuscito a vedere la puntata completa che vedrò di recuperare, ma nella parte a cui ho assistito erano presenti tante di quelle corbellerie che non posso far altro che sottolineare. 
Già il viaggio di Gui per arrivare all'abbazia non c'entra un piffero se a questo aggiungiamoi flashback sul suo incontro con Dolcino e Margherita e il suo essere penitenti si capisce che non è più "il Nome della Rosa" . La chicca è la presenza di Anna che possiamo definire un misto tra la ribelle di Disney e la Joanna de "La Freccia nera" le scene di combattimento sono quanto più lontano esista dalla penna del maestro.
Veniamo quindi a Salvatore l'interpretazione di Fresi è quella che è ma alla fine la fisicità non è manco male, tralasciamo il fatto che si siano inventati un'occupazione come cartaio che nel libro è completamente inesistente, tralasciamo che fiuti le donne come un cane da piuma le pernici, ma quello su cui non si può veramente soprassedere è il linguaggio. Salvatore parla un misto di latino, volgare italiano con qualche parola di franco-provenzale, qui invece sembra un turista italiano a ibiza arrivato ormai al quinto mojito, quando si finge di parlare spagnolo aggiungendo qualche "s" a caso alla fine delle parole. Certo che doversi confrontare con l'interpretazione di Perlman non è affatto semplice ma pare più che il personaggio sia un riempitivo piuttosto che uno dei cardini della storia.
mi riprometto di concludere la visione della puntata per poi analizzarla.

Aggiornamento al 19 marzo

Lo ammetto faccio fatica a seguirlo... la terza puntata è farcita di fatti e persone completamente inventati. La disputa teologica che dovrebbe essere un momento "alto" della storia perchè chiarisce l'ambientazione e le motivazioni dei contendenti viene trasformata in un'asssemblea di condominio con tanto di rissa. Salvatore diventa una specie essere immondo che rapisce le donne, Remigio sembra uno di quei vecchi brigatisti che vivono macerati dai ricordi di un passato attivo e si ritrova a spiegare il menù della cena. Adso passa il tempo a giocare al dottore con la bella occitana e non si capisce bene perchè sta storia sia stata piazzata in mezzo al tutto. Insomma un guazzabuglio senza capo nè coda.

                     <segue>


mercoledì 20 febbraio 2019

Volontà popolare

 Matteo 27
1La mattina dopo, i primi sacerdoti e i capi giudei si riunirono di nuovo per trovare il modo dʼindurre le autorità di Roma a condannare a morte Gesù. 
 Poi lo mandarono legato da Pilato, il governatore romano.
Quando Giuda, il traditore, vide che Gesù era stato condannato a morte, si pentì di ciò che aveva fatto. Prese allora le trenta monete dʼargento e le riportò ai primi sacerdoti e agli altri capi giudei, dicendo:
«Ho peccato. Ho tradito un innocente!» «Questi sono affari tuoi», gli risposero quelli.
Allora, disperato, buttò il denaro sul pavimento del tempio, uscì e andò ad impiccarsi. I capi sacerdoti raccolsero le monete e dissero: «Non possiamo metterle tra le offerte, perché è contro la legge accettare denaro pagato per un assassinio».
Finalmente, dopo essersi consultati, con quei soldi decisero di comprare un certo campo, da cui si prendeva la creta per i vasi, per farne un cimitero per gli stranieri che morivano a Gerusalemme.  
Questa è la ragione per cui quel cimitero ancor oggi si chiama «il Campo di Sangue».
Così si avverava la profezia di Geremia che dice: «Presero le trenta monete dʼargento, il prezzo valutato per lui dalla gente dʼIsraele, 
 10 e comprarono il campo del vasaio, come il Signore mi aveva ordinato!»
11 Gesù fu portato davanti a Pilato, il governatore romano. «Sei tu il re dei Giudei?» gli chiese il governatore.
«Sì», rispose Gesù.
12 Ma, quando i primi sacerdoti e gli altri capi giudei gli mossero le loro accuse, non disse una sola parola.
13«Non senti ciò che stanno dicendo contro di te?» gli chiese Pilato.  
14 Ma Gesù non rispose niente, con grande sorpresa del governatore.
15 A quei tempi era usanza che il governatore liberasse un prigioniero giudeo allʼanno, durante le feste di Pasqua, chiunque fosse stato scelto dal popolo.  
16 In quel periodo era in prigione un famigerato criminale di nome Barabba.  
17 Vista la folla che quella mattina si era riunita davanti al suo palazzo, Pilato chiese: «Chi volete che lasci libero: Barabba o Gesù, il vostro Messia?»  
18 Disse così, perché sapeva molto bene che i capi giudei avevano arrestato Gesù, perché erano invidiosi della sua popolarità.
19 Proprio in quel momento, mentre Pilato presiedeva la corte, sua moglie gli mandò a dire: «Cerca di non aver niente a che fare contro quellʼinnocente, perché la notte scorsa ho avuto un incubo terribile che lo riguardava».
20 Nel frattempo, i capi sacerdoti e gli alti esponenti giudei persuadevano la folla a chiedere la liberazione di Barabba e la morte di Gesù.  
21 Perciò, quando il governatore chiese di nuovo: «Chi di questi due volete che liberi?» la folla gridò: «Barabba!» Pilato chiese ancora:
22 «Allora che ne devo fare di Gesù, il vostro Messia?» «Crocifiggilo!» gridarono tutti.
23 «Perché?» replicò Pilato. «Che cosa ha fatto di male?» Ma la folla gridava sempre più forte: «In croce! In croce!»
24 Quando Pilato vide che non cʼera più niente da fare e che stava per scoppiare un tumulto, si fece portare una bacinella dʼacqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Io non cʼentro con la morte di questʼuomo giusto. Pensateci voi!»
25 E la folla di rimando gridò: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli!»
26 Allora Pilato fece liberare Barabba. Poi, dopo aver fatto frustare Gesù, lo consegnò ai soldati romani, perché fosse portato via e crocifisso.

martedì 19 febbraio 2019

Tre anni senza il tuo genio...

Quella volta Belbo aveva perso il controllo. Almeno, come poteva perdere il controllo lui. Aveva atteso che Agliè fosse uscito e aveva detto tra i denti: Ma gavte la nata."
Lorenza, che stava ancora facendo gesti complici di allegrezza, gli aveva chiesto che cosa volesse dire.
È torinese. Significa levati il tappo, ovvero, se preferisci, voglia ella levarsi il tappo. In presenza di persona altezzosa e impettita, la si suppone enfiata dalla propria immodestia, e parimenti si suppone che tale smodata autoconsiderazione tenga in vita il corpo dilatato solo in virtù di un tappo che, infilato nello sfintere, impedisca che tutta quella aerostatica dignità si dissolva, talché, invitando il soggetto a togliersi esso turacciolo, lo si condanna a perseguire il proprio irreversibile afflosciamento, non di rado accompagnato da sibilo acutissimo e riduzione del superstite involucro esterno a povera cosa, scarna immagine ed esangue fantasma della prisca maestà."

Ciao Umberto!


venerdì 15 febbraio 2019

Meglio fare che sognare


In un articolo della "Stampa" di martedì 11 novembre 1975 leggo il resoconto del consiglio comunale che decise lo scioglimento della societa metropolitana e cioè della struttura (pubblica) che avrebbe dovuto costruire la metropolitana torinese a cui lo stato aveva dato il via libera nel 1969. alla luce dei fatti di oggi si leggono cose divertenti che dimostrino come il livello del dibattito sulle opere pubbliche non sia cambiato e come il "si può fare benaltro con quei soldi" di solito significhi semplicemente che non si farà nulla.
L'allora assessore Rolando disse "il tracciato di una sola direttrice non giustifica l'alto costo dell'opera e non risolve il problema del trasporto pubblico cittadino, in particolare non risolve il problema del pendolarismo per le aree a più alta densità residenziale dei lavoratori dell'industria" e via con altre elucubrazioni su tracciati, fondi statali e soluzioni alternative. Il risultato fu l'orrenda linea di "metropolitana leggera" fatta acquistando materiale rotabile apposito i mitici "maxitram" della serie 7000, 51 in origine poi ridotti a 22 e infine a 0 quando nel 2013 vennero definitivamente pensionati per impossibilitaà di manutenzione.
Come ben sapete Torino ha dovuto aspettare altri l'alba del secondo millennio per avere una linea di metropolitana (e manco ancora completa), non cedere alle pressioni Fiat e ai pre notav avrebbe fatto si che oggi magari ci muoveremmo su 2-3 linee e traffico e inquinamento sarebbero di molto minori.
 Questa vicenda dovrebbe spiegare che barattare qualcosa a cui si sta lavorando da tempo per seguire delle presunte nuove vie non funziona e soprattutto è inutile.