Quella volta
Belbo aveva perso il controllo. Almeno, come poteva perdere il controllo
lui. Aveva atteso che Agliè fosse uscito e aveva detto tra i denti: Ma
gavte la nata."
Lorenza, che stava ancora facendo gesti complici di allegrezza, gli aveva chiesto che cosa volesse dire.
È torinese. Significa levati il tappo, ovvero, se preferisci, voglia
ella levarsi il tappo. In presenza di persona altezzosa e impettita, la
si suppone enfiata dalla propria immodestia, e parimenti si suppone che
tale smodata autoconsiderazione tenga in vita il corpo dilatato solo in
virtù di un tappo che, infilato nello sfintere, impedisca che tutta
quella aerostatica dignità si dissolva, talché, invitando il soggetto a
togliersi esso turacciolo, lo si condanna a perseguire il proprio
irreversibile afflosciamento, non di rado accompagnato da sibilo
acutissimo e riduzione del superstite involucro esterno a povera cosa,
scarna immagine ed esangue fantasma della prisca maestà."
Ciao Umberto!
Libri, cucina, baseball, calcio, sport in genere, politica e varia umanita'.
martedì 19 febbraio 2019
venerdì 15 febbraio 2019
Meglio fare che sognare
In un articolo della "Stampa" di martedì 11 novembre 1975 leggo il resoconto del consiglio comunale che decise lo scioglimento della societa metropolitana e cioè della struttura (pubblica) che avrebbe dovuto costruire la metropolitana torinese a cui lo stato aveva dato il via libera nel 1969. alla luce dei fatti di oggi si leggono cose divertenti che dimostrino come il livello del dibattito sulle opere pubbliche non sia cambiato e come il "si può fare benaltro con quei soldi" di solito significhi semplicemente che non si farà nulla.
L'allora assessore Rolando disse "il tracciato di una sola direttrice non giustifica l'alto costo dell'opera e non risolve il problema del trasporto pubblico cittadino, in particolare non risolve il problema del pendolarismo per le aree a più alta densità residenziale dei lavoratori dell'industria" e via con altre elucubrazioni su tracciati, fondi statali e soluzioni alternative. Il risultato fu l'orrenda linea di "metropolitana leggera" fatta acquistando materiale rotabile apposito i mitici "maxitram" della serie 7000, 51 in origine poi ridotti a 22 e infine a 0 quando nel 2013 vennero definitivamente pensionati per impossibilitaà di manutenzione.
Come ben sapete Torino ha dovuto aspettare altri l'alba del secondo millennio per avere una linea di metropolitana (e manco ancora completa), non cedere alle pressioni Fiat e ai pre notav avrebbe fatto si che oggi magari ci muoveremmo su 2-3 linee e traffico e inquinamento sarebbero di molto minori.
Questa vicenda dovrebbe spiegare che barattare qualcosa a cui si sta lavorando da tempo per seguire delle presunte nuove vie non funziona e soprattutto è inutile.
venerdì 11 gennaio 2019
Se il recupero diventa "gentrificazione"
Leggo sulla Stampa di oggi che i negozi all'interno della Galleria Umberto I a Porta Palazzo stanno chiudendo per lasciare spazio al "Food" (che poi vorrebbe dire gastronomia ma è molto più hipster). Anche i piani di riqualificazione del centro Palatino parlano di "Food" per non dire di quelli che riguardano il mercato del pesce. Porta Palazzo dal 1835 è il mercato popolare di Torino, quello dove puoi trovare tutti i cibi d'Italia e del mondo, quello dove puoi comprare dell'abbigliamento a basso costo. Ed è la stessa zona dove il benestante abita e fa la spesa vicino al meno abbiente, allo straniero o semplicemente al povero. E' dalla fine del secolo scorso che si parla di progetti di riqualificazione e "The Gate" ne era un'ottimo esempio, si occupava di integrazione, di accoglienza, di miglioramento della vita e di socialità. Oggi, nonostante ad amministrare la città ci siano quelli bravi, quelli che si fanno chiamare "cittadini" di tutto questo non c'è traccia. L'unico progetto che hanno in mente, da bravi politici dell'aperitivo, è quella di trasformare una zona veramente popolare che è simbolo dell'integrazione torinese da sempre, in una grande e gigantesca osteria. Con la scusa del "Food" spariranno i negozietti e compariranno sushi bar, hamburgherie, ristoranti vegan-bio-natur-stocazzo... aumenteranno gli affitti e il piccolo commercio prima e gli abitanti poi verranno espulsi dal quartiere che diventerà la zona di hipster quarantenni imbolsiti. Se questo è il cambiamento ridatemi Andreotti.
lunedì 24 dicembre 2018
Da agnostico quale sono in questi giorni riflettevo sul messaggio della natività e su quanto questo sia capito e applicato da chi si dice cattolico. In questo mondo nel quale un ministro della Repubblica giura sulla scritture ed esibisce il rosario viene il dubbio che forse il dirsi credente sia solo un modo per accreditarsi nei confronti degli elettori. Come si possa conciliare una posizione fortemente razzista con il messaggio evangelico, con il continuo richiamo al crocifisso, al presepe e a tutti i simboli cristiani. E' pur vero che la maggior parte di chi si dichiara credente in realtà non lo è, e questo perchè in Italia al religione è più tradizione e superstizione che scelta di vita, ma trovo veramente ributtante professare la propria religione e poi, nei fatti, dimostrare di essere soltanto un piccolo razzistello di paese... Il messaggio del Natale è di pace, accoglienza, rispetto... tutto il contrario di quello che i cari credenti di questa nazione professano.
Un buon natale di solidarietà, accoglienza, pace e per chi crede in Cristo, un buon natale in famiglia!
Un buon natale di solidarietà, accoglienza, pace e per chi crede in Cristo, un buon natale in famiglia!
giovedì 15 novembre 2018
Gli incapaci al potere
E’
di ieri sera il maxi ingorgo di Piazza Baldissera che ha intrappolato
per ore migliaia di torinesi in auto e sui mezzi pubblici. Le
avvisaglie c’erano già state nei mesi passati e l’apertura del
nuovo Corso Venezia non ha fatto che, come prevedibile, peggiorare la
situazione.
Questa
mattina gli illuminati componenti del Consiglio Comunale di Torino a
cinque stelle si sono affrettati a dare la colpa di tutto alle
precedenti amministrazioni e ai cittadini che si intestardiscono a
non voler usare biciclette e affini. Ovviamente la situazione non è
riconducibile a questo ma a una pessima gestione del problema, quando
la spina venne progettata era previsto un sottopasso che la nuova
giunta ha cassato rinunciando ai 30 milioni disponibili per la
costruzione (
fonte 1 , fonte
2 ) è evidente che una rotonda di quelle dimensioni e con tutte
quelle vie di accesso non possa che bloccarsi appena il traffico
aumenta. La soluzione adottata nell’ultimo periodo dalla fulgida Assessore Lapietra è stata quella di restringere ancora di più gli
accessi creando le vie preferenziali per i bus in modo da avere un
grazioso effetto imbuto.
Un
altro rappresentante di questa maggioranza di cialtroni (che non
nomino perché non merita pubblicità) si è scagliato sui cittadini
rei di non voler passare ai velocipedi e apostrofando in malo modo
chiunque abbia avuto l’ardire di contraddirlo, aldilà della
maleducazione del soggetto è evidente che basi le sue deliranti
teorie su se stesso e che la composizione demografica di Torino, il
tipo di clima, l’offerta di trasporto pubblico, le distanze da
percorrere non siano compatibili con una mobilità di quel tipo.
Esiste
un unico metodo per convincere i cittadini ad utilizzare forme
diverse di trasporto ed è quello di avere mezzi pubblici efficienti,
puntuali, veloci, che coprano tutta la città e garantiscano il
rispetto degli orari di lavoro. Senza di tutto ciò pensare di
trasformare un città come Torino nel paradiso della bicicletta è
una, solenne, minchiata.
Da
soggetti come questi è impossibile che arrivino vere e proprie
soluzione ai problemi di traffico della città ma affrontandoli a
caso come stanno facendo con Piazza Baldissera o con intento punitivo
come il Progetto
ZTL ,che l’Assessore sta portando avanti nonostante la
contrarietà di tutti quelli che hanno ancora un po’ di sale in
zucca, di sicuro non si fa il bene dei cittadini.
martedì 6 novembre 2018
Manifestare contro il declino
Torino è in fermento per la, speriamo, grande
manifestazione di Sabato 10 novembre. La galassia che manifesterà sarà,
probabilmente, la più eterogenea mai vista in città e andrà da alcuni
sindacati, alle associazioni produttive, al commercio, ai singoli cittadini.
Raramente a Torino si è vista una tale unione di intenti per protestare contro
un'amministrazione.
Qui non si tratta di essere SiTav o NoTav, si tratta di manifestare contro l'evidente declino della città. Nulla di quanto promesso in campagna elettorare è stato fatto se non qualche annuncio di facciata sovente ad accompagnare atti risalenti a giunte precendenti.
Il problema serio travalica le questioni ideologiche e politiche ma attiene soprattutto alla visione del futuro. Nel bene e nel male dalla giunta Castellani in poi l'amministrazione aveva chiaro l'obiettivo: trasformare una città da strettamente manifatturiera in una città aperta al turismo, alla cultura, al terziario e alla tecnologia. La massima spinta sono state le Olimpiadi del 2006 che hanno svelato al mondo una Torino diversa e questo ha fatto sì che sia diventata una delle mete del turismo nazionale e internazionale.
Sicuramente nel tempo la spinta propulsiva è andata scemando anche se i grandi eventi e le grandi mostre internazionali hanno mantenuto la città sulla linea di galleggiamento. Con l'arrivo dei cinque stelle però tutto ciò è scomparso nel nome della decrescita, della paura di assumersi delle responsabilità, di cervellotici tavoli di lavoro, dopo due anni di nulla nei quali non è migliorata la qualità di vita nelle periferie, non sono diminuiti i poveri, non sono aumentati i turisti, non è migliorata l'occupazione, la mozione NoTav rappresenta la ciliegina su una torta ammuffitta.
L'evidenza della mancanza di un progetto per la città è ormai palese non ci sono stati investimenti per attirare imprenditore, se non viaggi farlocchi negli Emirati Arabi attratti da investimenti inesistenti. Si è disinvestito nella cultura, non che avessi dubbi visto che il pensiero della Signora Sindaco era evidente dal famoso filmato della campagna elettorale, si penalizza il centro città che dovrebbe essere il gioiello da lustrare per i turisti con cervellotiche ZTL e nulla si è fatto per contrastare il suo spopolamento commerciale a favore dei grandi centri commerciali che continuano a proliferare nonostante il "No" di facciata degli amministratori.E' ulteriormente peggiorato il già carente trasporto pubblico, la pulizia delle strade è ormai un miraggio, i giardini non hanno praticamente più manutenzione. Tutto questo condito da un caos organizzativo che è poi quello che ha portato ai fatti di Piazza San Carlo, che ha fatto si che dalle 5 edizioni di Cioccolatò si riuscirà ad averne, forse, una. Malaoganizzazione palese quando si parla dei mercatini di natale oppure della buffonata della Maratona in contemporanea con Artissima.
Per tutto questo è necessario che i torinesi facciano pervenire all'amministrazione la loro voce forte e chiara.
Fermiamo il declino!
mercoledì 24 ottobre 2018
Perché allargare e prolungare la ZTL torinese è una stupidaggine
Fin dagli anni’90
a Torino esiste una Zona a Traffico Limitato (ZTL), la sua creazione
nasceva da un tentativo di arginare il traffico di chi utilizzava il
centro come attraversamento della città e, unito alla sosta a
pagamento, a garantire la rotazione dei parcheggi. Con varie
modifiche la ZTL ha resistito fino ad oggi.
Il nuovo progetto di
allargamento e prolungamento della ZTL creato da questa giunta
comunale invece poggia su basi completamente diverse e
sostanzialmente errate:
- riduzione
inquinamento, però dai dati delle centraline torinesi risulta che la
peggior qualità dell’aria è in Piazza Rebaudengo (e la cosa ha un
senso considerato che è uno snodo importantissimo per la
circolazione).
- riduzione del
traffico, già oggi con i provvedimenti in corso il traffico interno
alla ZTL è pressoché inesistente si rianima un po’ dopo le 10,30
ma veri e propri ingorghi non si verificano (basterebbe che i signori
della giunta uscissero ogni tanto dai loro uffici per rendersene
conto)
- incentivare una
mobilità sostenibile, a parte il fatto che “mobilità sostenibile”
non significa nulla se non spiegando per chi. L’idea che il centro
venga ridotto a un’enorme area ciclabile è una stupidaggine che
solo l’ideologica veteroambientalista poteva partorire. La mobilità
ciclistica è ampiamente garantita dalle innumerevoli aree pedonali e
dallo scarso traffico presente.
È evidente che
nessuna di queste motivazioni sia reale e corrisponda invece ai veri
obiettivi di questa giunta:
- fare cassa con i
permessi
- penalizzare il
centro, i suoi residenti e i suoi commercianti a favore degli
innumerevoli centri commerciali che continuano a sorgere a Torino (e
che si erano impegnati a non autorizzare e invece si scopre, notizia
di ieri, che il comune spenderà 800.000 euro per il restauro delle
facciate dei Quartieri Militari e che questi soldi arriveranno dagli
oneri di urbanizzazione, è quindi evidente che continueranno ad
autorizzare centri commerciali per fare cassa). D’altronde che
questa giunta veda il centro come covo di privilegiati da punire è
noto.
- Ideologia, alcuni
consiglieri comunali (di cui non faccio il nome per non dare una
visibilità che non meritano) e alcuni assessori che sono convinti
che l’unico mezzo di trasposto sostenibile sia la bicicletta. Ma è
una visione tipica di chi non ha mai dovuto fare i conti con gli
impegni di un lavoro vero, di una famiglia e della necessità di
muoversi velocemente all’interno della città.
Mi permetto di fare
due considerazioni se a Torino si vuole una “mobilità sostenibile”
(qualunque cosa voglia dire) migliorate il trasporto pubblico
rendendolo efficiente e conveniente. Abbandonate l’ideologia del
“tutti in bici” non tutti i cittadini hanno l’età per farlo e
non tutti possono permettersi di farlo vuoi per la distanza da
coprire o vuoi perché devono trasportare altre persone oppure
oggetti. E se veramente avete a cuore l’interessa dell’ambiente
intervenite sull’inquinamento ma in modo reale e non punitivo e
invito i responsabili a leggere questo
articolo della Stampa
P.S. è di oggi
anche la notizia che alla rotonda Maroncelli verranno piazzati due
semafori invece che un sottopasso, le lunghe attese ai semafori
provocheranno un aumento folle di polveri sottili.
martedì 16 ottobre 2018
La storia questa sconosciuta
Le polemiche
innescate dalla Meloni sul cous cous all’interno di un menù
scolastico lombardo ha ormai assunto toni grotteschi, in nome di
un’italianità non ben precisata si è deciso che il cous cous sia
un cibo “islamico” (qualunque cosa voglia dire visto che non
esistono cibi religiosi) e quindi indice dell’odiata sostituzione
etnica di cui blaterano sovente questi signori. Ebbene il cous cous è
un piatto tipico siciliano e sardo presente nella dieta italiana da
metà ‘500 e comune a molti paesi che si affacciano sul
mediterraneo comprese Spagna e Francia (è di metà ‘600 una
cronaca che descrive un pasto a base di cous cous servito a Tolone) è
poi piatto tipico di molte comunità non islamiche come Israele,
Libano ecc… E’ evidente come il problema sia semplicemente e
maggiormente legato all’ignoranza. Per altro è uno dei piatti che
indica come l’Italia sia uno dei paesi più meticci d’Europa
considerata la grande quantità di popolazioni che, a vario titolo,
sono passate dalla penisola: Etruschi, Celti, Greci, popolazioni
germaniche varie, Fenici, Cartaginesi, popolazioni nord-africane,
Arabi, Turchi, Bizantini, Longobardi, Normanni, Spagnoli, Francesi,
Austriaci ecc… tutti questi popoli insieme all’enorme mole di
schiavi utilizzati durante la dominazione romana hanno fatto si che
la popolazione italiana sia un misto di etnie come, forse,
nessun’altra al mondo. E questo si ripercuote anche sulla cucina
tradizionale percui su e giù per la penisola troviamo piatti di
origini antiche e incerte frutto di contaminazioni di ogni tipo. La
cucina italiana che intendiamo oggi è perlopiù “moderna” e in
gran parte legata alla scoperta del nuovo mondo pomodori, patate,
mais che oggi sono tra i prodotti più utilizzati. La patata viene
utilizzata in cucina solo a partire dal ‘700 (ben dopo il cous cous
direi!), l’utilizzo del mais è tardo cinquecentesco e ha portato
in dote anche la pellagra. Il Pomodoro (che non era rosso ma giallo
da cui il nome) viene introdotto in Europa a metà cinquecento
utilizzato come pianta ornamentale, ci andranno circa 150 anni perché
inizi a essere usato in cucina. Come sempre la propaganda si
accompagna all’ignoranza senza pensare che non esistono fenomeni
che in un punto o l’altro della storia non siano già accaduti.
giovedì 4 ottobre 2018
Scemenze in libertà
Il
Ministro Di Maio dice che il reddito di cittadinanza non potrà
essere usato per le spese “immorali”, la
Sottosegretariasenzadeleghe Castelli dice che se lo utilizzerai
all’Unieuro la finanza verrà a chiederti spiegazioni. Tralascio di
commentare la seconda affermazione perché siamo nel campo del
ridicolo mentre mi soffermerei sulla prima, “Spese immorali”,
come decidiamo cosa sia o cosa non lo sia, le sigarette sono
immorali? La fettina di filetto? l’agnello a pasqua? I
preservativi? Per ogni gruppo religioso, sociale ecc… il limite tra
morale e immorale è molto diverso, il ministero creerà una sorta di
tribunale per vagliare ogni singola spesa, oppure ci saranno
commissioni territoriali e se capiti in una commissione presieduta da
un vegano gli acquisti di carne saranno morali o immorali, e se fosse
fondamentalista cattolico come si comporterebbe con preservativi e
pillola? Insomma da qualunque parte la si voglia vedere siamo di
fronte a una baggianata che se fosse uscita dalla bocca di un
qualsiasi ministro di un governo precendente sarebbe stata
sbertucciata da tutti i giornalisti a partire da Travaglio che invece
sta volta tace.
lunedì 30 luglio 2018
Costruire il nemico, riflessioni sull'attualità
“Per
tenere i popoli a freno,
di
nemici bisogna sempre inventarne,
e
dipingerli in modo
che
suscitino paura e ripugnanza.”
(Umberto
Eco)
Una
delle ultime opere di Eco si intitola “Costruire il nemico” nel
quale pubblica articoli pubblicati in diverse occasioni. Negli anni,
fin dal Pendolo, Eco ha indagato il meccanismo della costruzione della
bugia, del falso, del nemico. Con il pretesto del romanzo infatti
riusciva ad andare a analizzare cosa spinge l’essere umano a
mentire, che sia per tornaconto personale (Baudolino), oppure per
gioco che finisce in tragedia (il pendolo), o perché si fa parte del
gioco dello spionaggio e della politica (Il cimitero).
Nella
prefazione del citato “Costruire il nemico” Eco scrive: “Anni
fa a New York sono capitato con un tassista dal nome di difficile
decifrazione e mi ha chiarito che era pakistano. Mi ha chiesto da
dove venivo e gli ho detto dall’Italia. Mi ha chiesto quanti siamo
ed è stato colpito che fossimo così pochi e che la nostra lingua
non fosse l’inglese. Infine mi ha chiesto quali sono i nostri
nemici. Al mio “prego?” ha chiarito pazientemente che voleva
sapere con quali popoli fossimo da secoli in guerra per
rivendicazioni territoriali, odi etnici, continue violazioni di
confine e così via. Gli ho detto che non siamo in guerra con
nessuno. Pazientemente mi ha spiegato che voleva sapere quali sono i
nostri avversari storici, quelli che loro ammazzano noi e noi
ammazziamo loro. Gli ho ripetuto che non ne abbiamo, che l’ultima
guerra l’abbiamo fatta più di mezzo secolo fa, e tra l’altro
iniziandola con un nemico e finendola con un altro. Non era
soddisfatto. Come è possibile che ci sia un popolo che non ha
nemici?...”
Questo
brano dovrebbe far riflettere sull’utilizzo della paura e del
nemico da parte del potere che si avvale di una potentissima macchina
propagandistica. in questi anni, i due partiti oggi al potere, hanno
creato “il nemico” e pur di mantenerlo, nonostante la loro
conclamata incapacità, continuano ad alimentarla. Gli avversari sono
gli stranieri, i mussulmani, i francesi, i tedeschi, le donne
emancipate, gli omosessuali, i “buonisti” (qualunque cosa voglia
dire questa parola), insomma è un martellare giornaliero che porta
il cittadino medio italiano che è, purtroppo, poco acculturato e
soprattutto pressochè incapace di controllare le notizie, a sfogare
la sua rabbia contro le succitate categorie e mentre prima lo faceva
solo sui social adesso si inizia anche per le strade, negli ultimi due
mesi sono decine gli episodi di intolleranza verso stanieri o verso
gli omosessuali accaduti in Italia. Le menti dietro a questa
propaganda gongolano perchè riescono a distogliere l’attenzione dando in
pasto all’opinione pubblica fatti spesso inventati oppure
irrilevanti.
Le
previsioni per il futuro non sono buone soprattutto se la gente non
si sveglierà dal torpore nella quale è caduta.
Il
Capitano Simonini e la sua visione del mondo...
“...I
tedeschi li ho conosciuti, e ho persino lavorato per loro: il più
basso livello di umanità concepibile. Un tedesco produce in media il
doppio delle feci di un francese. Iperattività della funzione
intestinale a scapito di quella cerebrale, che dimostra la loro
inferiorità fisiologica...”
“...Sono
cattivi. Uccidono per noia. È l'unico popolo che ha tenuto occupati
per vari anni i suoi cittadini a tagliarsi reciprocamente la testa, e
fortuna che Napoleone ha deviato la loro rabbia su quelli di altra
razza, incolonnandoli a distruggere l'Europa...”
“...L'italiano
è infido, bugiardo, vile, traditore, si trova più a suo agio col
pugnale che con la spada, meglio col veleno che col farmaco, viscido
nella trattativa, coerente solo nel cambiar bandiera a ogni vento –
e ho visto che cosa è accaduto ai generali borbonici non appena sono
apparsi gli avventurieri di Garibaldi e i generali piemontesi... “
“Vi
sono anche degli invertiti, che si occupano di catturare depravati o
depravate, per i servizi più luridi. Raccolgono i clienti al
Palais-Royal o agli Champs-Élysées e li attirano con segni
convenzionali...”
“Qualcuno
ha detto che le donne sono solo un surrogato del vizio solitario,
salvo che ci vuole più fantasia. Così torno a casa e le sogno di
notte, non sono mica fatto di ferro, e poi sono loro che mi hanno
provocato.”
(Il
cimitero di Praga – Bompiani 2010)
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