giovedì 12 marzo 2020

Resilienza

 




La parola resilienza in psicologia viene usata per indicare la capacità di reagire davanti ai traumi. Via via nel linguaggio comune degli ultimi anni ha perso buona parte di questo significato venendo utilizzata anche quando il trauma vero e proprio non c’è: vieni abbandonato/a dal tuo/a compagno/a? “sii resiliente”, vieni licenziato? “sii resiliente”. In realtà questa parola andrebbe usata e non abusata e dovrebbe essere riservata ai veri traumi, domandatevi se sono stati resilienti Primo Levi o Liliana Segre, se lo sono stati i sopravvissuti all’11 settembre e così via.
La storia ci insegna che l’umanità stessa è resiliente, è sopravvissuta ed è andata oltre a tremende pestilenze e calamità naturali, solo nel ‘900 ha assorbito le conseguenze delle due peggiori guerre della storia e di due epidemie devastanti, l’umanità si è sempre rialzata ed è andata avanti, esattamente ciò che capiterà anche questa volta davanti a una pandemia potenzialmente catastrofica, saremo resilienti anche a nostra insaputa, lo saremo come genere umano e non come singolo individuo. Da questi giorni bui trarremo insegnamenti imparando che la tecnologia, la scienza e tutto il sapere umano è sempre e comunque un passo indietro rispetto alle sorprese che la natura ci può riservare.

lunedì 27 gennaio 2020

Che la memoria sia memoria



Perché la memoria sia tale occorre che venga continuamente ricordata altrimenti si perderà nelle nebbie della storia. E' il caso dell'Olocausto e del Porajmos che coinvolsero ebrei, rom e sinti durante la seconda guerra mondiale. Per farlo l'artista tedesco Gunter Demnig ha inventato le Stolpersteine e cioè le pietre di inciampo che consistono in un blocco di pietra coperto da una piastra di ottone che riporta le generalità del deportato, la data del suo arresto e la data e luogo della sua morte. Di solito tali pietre vengono poste davanti alle abitazioni o ai luoghi di lavoro della persona ricordata.  Dal 1992 a oggi sono state posate oltre 72.000 pietre in tutta Europa, di queste 120 sono posizionate a Torino, ognuna di loro racconta una storia e oggi voglio raccontare quella dei fratelli Enrico e Benvenuto Colombo e del figlio di questi Mario. 



Vivevano con le famiglie in piazza Castello 15 (oggi 161 sede della Regione Piemonte) ed erano proprietari del negozio di tessuti e abbigliamento "Alle province d'Italia". All'indomani delle leggi razziali del 1938 si trovarono costretti a cedere il controllo dell'attività a un dipendente di fiducia. Si rifugiarono prima a Nizza e poi, allo scoppio della guerra nelle Valli di Lanzo. Con l'8 settembre 1943 la fondazione della Repubblica di Salò e la conseguente occupazione nazista iniziarono le deportazioni e con loro le delazioni dei tanti italiani che denunciarono amici, vicini di casa, conoscenti per la folle cifra di 5.000 lire (circa 1.600 euro attuali) per ogni denunciato. Il dipendente in cui riponevano fiducia li invitò a Torino per parlare dell'attività, vennero arrestati il 27 ottobre 1943 al caffè zucca di via Roma. Trasportati prima a Milano e poi ad Auschwitz il 6 dicembre 1943 i primi due, rispettivamente classe 1880 e 1882) non superano la selezione iniziale e vengono assassinati l'11 dicembre. Mario classe 1914 muore il 30 marzo 1944. Il delatore, che si appropriò dell'attività commerciale dei Colombo e di cui non viene tramandato il nome, verrà processato ma prosciolto per l'avvenuta amnistia decretata per i reati di guerra.

Quest'amnistia nata e voluta dal governo De Gasperi con Togliatti Guardasigilli, nacque con l'intento di pacificare il paese ma, grazie all'ambiguità delle formule scelte e alla benevolenza di una magistratura che non venne praticamente scalfita dalla caduta del fascismo,  venne applicata in modo decisamente lasco e così assassini, macellai e delatori (gente come Graziani, Borghese, Almirante, Mario Robotti, Mario Roatta) potessero serenamente morire nei loro letti senza mai pagare per il male fatto. All'amnistia Togliatti ne seguirono altre che di fatto chiusero la partita seconda guerra mondiale senza fare i conti con il passato e i danni di questa politica li possiamo vedere ancora oggi con, ad esempio, l'intolazione di vie a Giorgio Almirante (qui un breve riepilogo della sua azione durante la dittatura).

A chi molte volte straparla di cose buone fatte dal fascismo, di una dittatura tutto sommato "leggera" ricordiamo che la vita di un uomo valeva 1.600 euro.

Se questo è un uomo


Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

lunedì 20 gennaio 2020

I bei tempi andati...





Immagini tratte da "Torino, immagini... parole... inedito di una città" Michele Florio ed. Milva- 1985
Sovente sui gruppi dedicati alla città di Torino a commento di immagini degli anni '70 e '80 appaiono post nostalgici del genere "una volta si stava bene non come oggi", "Torino era sicura non come oggi" ecc... E' evidente che si tratti di una narrazione senza alcun fondamento logico o statistico e lo dicono le cronache e i numeri. Tanto per fare un esempio di come oggi la qualità complessiva della vita sia infinitamente migliore di 20-30-40 anni fa invito a leggere gli archivi dei giornali, ad esempio
La Stampa 12 dicembre 1992
La Repubblica 29 ottobre 1988

Anche andando a vedere la statistica relativa alla speranza di vita tra il 1970 e il 2016 si vede che gli uomini e donne hanno guadagnato 8 anni (da 70 a 80.5) le donne (78-86)

La Stampa 16 dicembre 2016

Per quanto riguarda la delinquenza è interessante questo articolo de ilfoglio.info  nel quale lo spaccato della Torino anni '60 e '70 risulta essere, almeno nella percezione dei cittadini, quello di una città decisamente insicura quindi di fatto esattamente come oggi, ma era vero?  Una risposta la otteniamo ad esempio da questo articolo del Corriere della sera del 18 febbraio 2013 nel quale si può leggere la pazzesca cifra di venti omicidi all'anno all'inizio dei '70, era una città in mano alla guerra tra Catanesi e Calabresi, alla quale si aggiunse la follia degli anni di piombo che portarono a Torino 19 morti e 70 feriti tra il 1975 e il 1982. Si può ragionevolmente dire che Torino fosse veramente una città pericolosa.

Il "si stava bene" a volte sfida anche la realtà storica la Torino degli anni '70 aveva interi quartieri realmente degradati in alcuni casi erano ancora presenti ruderi risalenti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. E' il caso di quello che oggi chiamiamo Quadrilatero Romano che 40 anni fa era ben lungi dall'essere un luogo di ritrovo e divertimento ma piuttosto un porto di approdo dei disperati dell'ultima grande immigrazione dal sud che spesso occupavano case fatiscenti. Sempre di quegli anni sono le occupazioni delle case di Falchera con tutte le tensioni (e un omicidio) che ne conseguirono e la crescita del disagio giovanili e della delinquenza a Mirafiori Sud o alle Vallette.

Questo non vuol dire che oggi Torino sia una città perfetta o che sia il nuovo eden, certo ci sono difficoltà e tensioni ma nulla di paragonabile al passato.






martedì 24 dicembre 2019

Buon laico natale







It’s Christmas time, and there’s no need to be afraid
At Christmas time, we let in light and banish shade
And in our world of plenty, we can spread a smile of joy
Throw your arms around the world
At Christmas time”



















E’ Natale non dobbiamo avere timore
A Natale lasciamo passare la luce e usciamo dall’ombra
E nel nostro mondo di abbondanza
Possiamo diffondere un sorriso di gioia
abbraccia il mondo
A Natale”
Era la fine del 1984, Bob Geldof e Midge Ure (cantante degli Ultravox) scrissero “Do they know it's christmas” a cantarla chiamarono il gotha della musica britannica dell’epoca, da Bono a Phil Collins, da Boy George a George Michael, Simon Le Bon, Martin Kemp, Annie Lennox, Sir Paul McCartney, David Bowie ecc... Fu un evento epocale, il video fu trasmesso da tutti i canali TV del mondo e diede vita, nel luglio del 1985, di uno dei più grandi spettacoli live mai prodotti il “Live aid” di cui tutti ricordano la monumentale esibizione dei Queen.
Noi eravamo tutti più giovani, non avevamo voglie di ginocchio sulla testa ma capelli lunghi, magari ricci oppure tutti “gellati” come si usava al tempo. Le ragazze sfoggiavano improbabili cotonature impreziosite da fasce e fiocchi. Avevamo degli addominali al posto dei lardominali attuali e molti di noi tentavano di essere sportivi. Pensavamo, a ragione, di avere tutto la vita davanti. Qualcuno faceva le superiori, qualcuno l’università e qualcuno aveva già messo su famiglia. Quella canzone diede una nuova speranza a chi si occupava degli ultimi della terra, la vendita del disco e del successivo evento estivo “Live Aid” raccolsero fondi per circa 150.000.000 di sterline.
Ricordo tutto questo in un momento nel quale l’individualismo e l’odio per gli “altri” ha raggiunto il suo massimo storico dalla fine del secondo dopoguerra. È per questo che il mio augurio, laico, per il natale 2019 è di recuperare quella capacità di sognare che avevamo da adolescenti, ragazzi oppure giovani uomini e donne che si affacciavano alla vita. Non dimentichiamo quei sogni, quelle aspirazioni e recuperiamo quell’umanità che è fondamentale per un vivere civile e sostenibile. Ricordiamoci degli altri e impariamo che siamo tutti uguali, proviamo a vedere il mondo con gli occhi del bambino che non distingue quelle differenze che solo il pregiudizio degli adulti vede. Restiamo umani...se possiamo!

...seemed kind of funny sir to me
how at the end of every hard earned
day people find some reason to believe...”


...è una cosa che mi è sempre sembrata strana, signore
come alla fine di ogni dura giornata
la gente trova sempre una ragione per credere...”

Reason to believe, Bruce Springsteen ”


giovedì 21 novembre 2019

Band of brothers



I had a friend was a big baseball player”

Chissà quale percorso spazio-temporale ha fatto si che un gruppo casuale di bambini/ragazzi si sia ritrovato nello stesso posto per praticare uno sport che, in buona sostanza, in Italia era ed è semisconosciuto. In quella primavera di metà anni’70, in una Torino depressa dal terrorismo e da una crisi economica che non avrebbe tardato ad arrivare, alcuni di loro si trovarono in un campetto un po’ scrauso tra via Passobuole e via Pio VII. Alcuni di loro erano lì perché i loro padri, o madri, avevano praticato quello sport, altri perché a farlo erano stati i loro fratelli maggiori, alcuni in modo assolutamente casuale, fu il caso mio e di mio fratello per i quali, imprevedibilmente, il fato aveva fatto si che il padre lavorasse in una fabbrica (salm, eurosalm? chissà!) davanti al campo e che la sorella di Gildo Faletti si facesse i capelli da mia zia. Altri arrivarono per caso, amici di amici, passaparola e chissà che altro. Era un coarcervo di persone e di ceti, figli di operai, di muratori, di commercianti ecc… tutti insieme senza badare troppo da dove si arrivava. Da piccoli non avevamo coscienza di noi nel senso che non avevamo ancora sviluppato quel senso di appartenenza e di “branco” che avremmo avuto dopo. 



Ci si allenava due volte la settimana in primavera ed estate e una in autunno e inverno (di domenica così c’erano meno problemi a farsi portare dai genitori). Via Passobuole era frequentata da persone improbabili ma perfettamente inserite in quel mondo un po’ naif. I ricordi di ragazzino con Brit, al secolo Italo Brenchio classe 1924 olimpionico di marcia, che allenava le sue squadre miste in costume da bagno leopardato e cappellaccio da cowboy in testa, oppure che faceva la doccia con noi lavandosi, lui che lavorava ai mercati generali, con cetrioli e pomodori. Sellari che aveva una visione sociale dello sport, non solo risultato ma anche riscatto; di qui le sue squadre formate da ragazzi difficili di quartieri difficili, mirafiori sud, mirafiori nord, borgo cina e che fino all’ultimo ha portato avanti il suo baseball fatto di inclusione. Pucci e Piek, i due grandi del softball non solo torinese o piemontese ma italiano, con il loro enorme danese wotan che correva per il campo insieme alle ragazze che si allenavano. 


Faletti e Giglioli, cane e gatto; riuscivano a litigare anche nelle partite dei ragazzini, e parte di quei ragazzini eravamo noi. 

Campionati strani, un anno giocammo 6 partite contro la stessa squadra, la juventus, in altri giravamo praticamente solo la val di susa: avigliana, rosta, sant’antonino, sant’ambrogio e villardora per un certo periodo “Gli Avversari” in epiche sfide punto a punto e a un certo punto quasi gemellati quando qualcuno di noi andò a Villardora e qualcuno di loro venne a Torino per cercare l’assalto al titolo italiano. Sogno che si infranse a Rho in una partita condita da un arbitraggio abbastanza indegno per di più da un arbitro torinese.
Ecco il campionato italiano, a quello ci siamo arrivati una sola volta, nel 1983, a Castiglione della Pescaia, ci siamo sempre fermati agli spareggi interregionali una volta mole’s friends, una volta Rho, una volta Collecchio… Collecchio la sconfitta che più brucia e forse ricordiamo tutti, 42-0 una diversità imbarazzante e dire che avevamo pure il prestito, di cui non faccio il nome, che disse “tranquilli io lancio nella juventus” se non ricordo male scese dal monte al secondo con sul groppone una ventina di punti. In definitiva in un decennio di dominio giovanile siamo riusciti ad arrivare ai nazionali una sola volta, una soddisfazione enorme per tutti anche se il risultato, che lascia un po’ di amaro in bocca per via della partita con il Bologna persa 5-4, passa in secondo piano. Nel frattempo al nucleo originario si erano aggiunti altri ragazzi, chi da squadre diverse, chi totalmente ex novo si erano integranti con noi. Il segreto di quella giovanile, capace di giocare e vincere nella propria categoria e in quella superiore a volte pure nella stessa giornata con folli spostamenti in auto, era proprio l’amicizia. Eravamo squadra in campo e fuori e i problemi tra di noi, e ci sono stati arrivando a volte alle mani, sono sempre rimasti nello spogliatoio. Molti di noi uscivano insieme al sabato con pochi o nessun soldo in tasca, in giro a piedi o in bus eppure ci stava bene pure quello. Poi sono venuti gli anni della prima squadra, la B, la C alti e bassi, allenatori improbabili e a volte pure incapaci eppure lo spirito tra di noi non è mai venuto meno anche con i nuovi arrivati e con chi si è aggregato alla ciurma strada facendo. Tanti sono andati via, chi in altre squadre, chi semplicemente ha seguito la sua vita: il lavoro, la famiglia da mettere su; infine si è arrivati al 1992 l’ultimo nostro campionato, abbiamo smesso di esistere come squadra ma non come gruppo che in parte ha ancora continuato a ritrovarsi in altre realtà sportive. 
Oggi alla fine del 2019 cosa è rimasto di quei vent’anni? Ci si era persi di vista, qualcuno aveva continuato nell’ambiente, altri erano “dispersi” in altre faccende eppure al momento di ritrovarci e rivederci è stato quasi automatico non accorgersi del tempo passato, certo molti chili in più, tanti capelli in meno eppure certe dinamiche sono rimaste intatte se non fosse stato per l’aspetto fisico avrebbe potuto essere una serata di fine anni ‘80 magari da Su Forru a svuotare il frigo delle birre. Athos e Luca i fratelli maggiori (d’altronde l’anagrafe non mente), Massi, Roby e Sergio più seri e riflessivi, Max e Leo cugini in tutto e per tutto, cane e gatto, acqua e olio eppure uniti, quasi fratelli. Ciano con la sua lingua tagliente e chirurgica, poi ci sono io minchione a tutto tondo con un animo da dodicenne in un fisico bolso di mezz’età.
Friends will be friends
When you're in need of love they give you care and attention
Friends will be friends
When you're through with life and all hope is lost
Hold out your hand 'cause right till the end


p.s. un ricordo doveroso a chi ha percorso un pezzo di strada con noi e oggi non c’è più, che la terra vi sia leggera.

venerdì 8 novembre 2019

L'ignoranza come radice del nuovo fascismo. Aggiornamento 21/09/21

 Si pensava di aver toccato il fondo e invece... con la vicenda del sindaco di Predappio si pensava di aver raggiunto l'apice delle minchiate revisioniste e neofascionaziste e invece noi italiani non ci accontentiamo e andiamo oltre. Nelle ultime settimane abbiamo una notevole escalation:

19 Novembre il sindaco di Biella nega la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, con la motivazione "non ha fatto nulla per Biella" "i fatti che ha subito risalgono a oltre 70 anni fa"

Articolo su Giornalettismo

Salvo poi ritrattare, con il noto coraggio dei legofascisti, un paio di giorni fa e decidere di procedere con la concessione.

20 Novembre sulla scia del genio biellese il sindaco di Sesto San Giovanni fa la stessa cosa con la motivazione "non ha a che fare con la storia della nostra città"

Articolo tgcom24

27 Novembre il comune di Schio rifiuta la posa delle pietre d'inciampo (opera dell'artista tedesco Gunter Demnig che ne ha posate, tra il 1992 e il 2019, circa 71.000) in memoria dei deportati della città. La scusa questa volta è ancora più tragica "le pietre d'inciampo sono divisive perchè ricordano solo una parte delle vittime"

Articolo Repubblica

28 Novembre scatta in Italia una grande operazione, chiamata "Ombre Nere" delle forze dell'ordine contro i gruppi neonazisti italiani, operazione che porta a perquisizioni e sequestri in tutta la penisola. Vengono indagate una ventina di persone, tra di esse diverse donne. Una di queste, insospettabile contabile di provincia, viene intervistata da Repubbica e ci regala questa perla











notevoli sono anche le affermazioni fatte sui social da un'altra protagonista tale Francesca Rizzi che si fregia del titolo di Miss Hitler"






29 novembre 2020






Poco egregio signor sindaco del comune di Predappio, dopo aver letto i suoi sproloqui sul finanziamento al Treno della Memoria vorrei farle una mini lezione di storia a dimostrazione della sua ignoranza. Lei dice che “il treno della memoria va in un senso solo”, certo che va in un solo senso esattamente come lo fu il viaggio dell’80% degli essere umani che arrivarono nei campi di sterminio nazisti. Nella sua crassa e compiaciuta ignoranza mischia eventi e fatti che non hanno nulla in comune, invocare il Muro di Berlino e le Foibe dimostrano solo che il suo, presunto, cervello è ripieno di ignoranza. È vero l’Olocausto non è stato il primo e nemmeno l’ultimo sterminio di massa nella storia dell’umanità, si calcola che Gengis Khan nella sua campagna di invasione dalla mongolia ai confini dell’Europa lasciò sul campo 40 milioni di morti. Numeri precisi sullo sterminio dei nativi americani da nord a sud non ne abbiamo ma, secondo alcuni studi, si possono quantificare, a spanne, in circa 100.000 in 500 anni. In Congo Re Leopoldo II del Belgio ammazzò direttamente o indirettamente circa 10.000.000 di esseri umani. Nei Gulag (che non sono un’invenzione staliniana ma i campi di internamento in Siberia esistevano già all’epoca degli Zar. Tutte queste vicende sanguinose hanno dei denominatori comuni: potere e denaro. Quello che differenzia l’Olocausto da tutti gli altri eventi ricordati è l’idea di fondo che ha portato alla sua ideazione e poi alla sua realizzazione. Non è la sete di potere di Hitler oppure la ricerca della ricchezza il motore del tutto che va invece ricercato nella folle idea che esista un popolo puro ed eletto che ha il diritto e anche il dovere di sottomettere gli altri. Non contento di una tale follia ricerca anche al suo interno tutto ciò che è imperfetto e quindi in grado di togliere la purezza agli eletti. Gli ebrei, gli omosessuali, i disabili erano visti come un pericolo per il grande popolo germanico. Gli ebrei tedeschi non erano diversi dai loro sterminatori, erano nati e vissuti tutti nello stesso spazio di mondo, erano perfettamente integrati nello stato di cui facevano parte. Erano però considerati “sbagliati” e come loro anche tutti coloro che condividevano la stessa religione al di fuori della Germania. Omosessuali e disabili tedeschi portavano esattamente lo stesso marchio di infamia agli occhi dei Nazisti. Storicamente gli unici eccidi che, in qualche modo, possono essere avvicinati alla follia dell’Olocausto sono i fatti del Ruanda in tempi recenti e lo sterminio sistematico di cinesi e filippini da parte dei giapponesi nella seconda guerra mondiale. A molti di quelli come lei, seguaci di un assassino vigliacco, piacerebbe che la storia finisse qui e invece anche noi in quella vicenda abbiamo avuto un ruolo i campi di Fossoli e della Risiera di San Sabba in Italia nei quali i suoi fieri camerati inviarono a morire qualche migliaio di concittadini. Il campo dell’Isola di Rab in Croazia (Arba in lingua italiana) dove vennero letteralmente lasciati morir di fame, sempre ad opera dei seguaci dell’assassino di cui sopra, qualche migliaio di civili.
Non credo che capirà questa cosa e che cambierà idea visto che non mi aspetto intelligenza da chi permette che nel comune da lui amministrato ogni anno vada in scena la farsa di una commemorazione dedicata a un assassino vigliacco, uno che non si fece scrupolo di mandare i suoi concittadini a morire nelle steppe russe, sui Balcani e in Africa. Che permise che i suoi concittadini venissero deportati e schiavizzati dal suo alleato. Quello che non ebbe neanche il coraggio di piantarsi una pallottola in testa ma cercò di scappare come un topo di fogna travestito da tedesco. Ecco da gente come lei non accetto lezioni né di storia né di qualsiasi altro argomento.

21 settembre 2021

il 18 settembre a Trieste si affrontano per il titolo italiano dei superpiuma il campione uscente, il triestino, Michele Broili e lo sfidante italo-marocchino Hassan Nouredine, il match finisce con la vittoria ai punti di quest'ultimo. Il fatto sportivo passerebbe inosservato se non che il torace di Broili è ricoperto di simboli nazisti o richiamanti l'estrema destra si va dal totenkopf, simbolo delle divisioni  SS Totenkopfverbande e totenkopf-divisioni tristemente famose per il loro servizio nei lager nazisti e nei rastrellamenti, al simbolo delle SS, al numero 88 (acronimo di heil Hitler), oppure alla scritta "ritorno a Camelot" raduno neonazista che si tiene ogni 5 anni in Veneto. Sconvolge la totale ignavia della federazione italiana pugilato che finge di essersi accorta dei tatuaggi solo in quello occasione dopo  15 incontri da professionista. Fanno anche ribrezzo le parole del suo allenatore (candidato alla comunali di Trieste per Fratelli d'Italia) che dichiara: "Secondo il Coni e la Fpi gli atleti non possono essere discriminati per il loro credo politico".  A lui si aggiungono i camerati di Vox che contestano la sconfitta perchè l'avversario non è italiano 
Qui non c'entra la libertà di opinione oppure il credo politico ma bensì la totale anarchia che vige in certi ambienti che si possono permettere impunemente queste manifestazioni di sostegno a un regime che ha massacrato milioni di civili in tutta Europa in nome di un'idea di razza superiore che non ha ragione di esistere.
Qui il fenomento in questione




venerdì 27 settembre 2019

Greta, gretini, somari e cialtroni



Mi piacerebbe fare qualche puntualizzazione su quanto sta accadendo in questo periodo riguardo al clima e lo farò in modo schematico:

1) Greta ha 16 anni, di quale sindrome soffra non dovrebbe interessare a nessuno se non a lei e ai suoi genitori. Allo stesso modo non è lei a dover cercare soluzioni, a quell'età poni delle domande e se le risposte che si da sono assolute non deve stupire proprio per il fatto che a quell'età si tende a essere assoluti nei propri enunciati;

2) Gretini, è il nome con il quale somari e cialtroni, di cui parlerò più avanti,  appellano quelli che sono semplicemente ragazzi più o meno adolescenti ma comunque ancora in quell'età nella quale spesso impegno, disimpegno e cazzeggio si fondono in modo mirabile. Ma in fondo cerchiamo di non essere ipocriti alla loro età quando manifestavamo per la pace nel mondo, per la Palestina, per il caro vita, contro Galloni, Falcucci o Andreotti non lo facevamo perchè fossimo impegnati ma anche perchè si saltava un giorno di scuola, si filava la compagna di classe o magari si finiva mattina all'Impera a giocare a biliardo. Vi do una notizia, gli adolescenti  in questo non sono cambiati da 30 o 40 anni fa. Che riscoprano un impegno civico è una buona cosa perchè in fondo "libertà è partecipazione". Anche loro non sono quelli a cui chiedere soluzioni.

3) Somari in questa categoria rientrano tutti quelli che sfottono Greta e Gretini sparando, perlopiù, stupidaggini a raffica. Giornalisti, peones della politica, opinion leader, tuttologi un tanto al chilo, insomma tutta quella gente che vive solo se compare sui social, sulle pagine dei giornali o in TV tutti i giorni. La gentaglia alla Feltri (padre), Fusaro, Tiramani e via cantando.

4) Cialtroni cioè tutti quelli che avrebbero gli strumenti per intervenire e invece preferiscono limitarsi agli enunciati di principio. Capi di Stato, politici e anche scienziati soprattutto quelli che pontificano negli studi delle università o in quelli televisivi e non si sporcano le mani con la ricerca sul campo.

Infine parliamo dell'oggetto del contendere, il cambiamento climatico (essì abbiamo dei termini italiani per tradurre climate change) è un dato di fatto, se qualche somaro o cialtrone di cui sopra  dice che è fuffa, sappiate che mente. Allo stesso modo non esiste una comunità scientifica "divisa" sull'argomento, nessuno scienziato degno di questo nome dirà mai che il riscaldamento globale non esiste. Quello che, semmai, divide sono le due correnti di pensiero sulle causse del  riscaldamento una, maggioritaria che la imputa all'opera umana e una, minoritaria, che invece dice che in fondo i cambiamenti climatici ci son sempre stati e non c'è quindi da preoccuparsi più di tanto. Molto probabilmente la realtà sta nel mezzo e quindi il cambiamento climatico è frutto della combinazione dei due fattori. Ciò non toglie che i nostri comportamenti personali potrebbero dare una mano a migliorare la situazione anche perchè non è pensabile che il peso e il costo di quella che potrebbe essere una contrazione nei consumi la debbano pagare i paesi che sono su quel sottile confine tra povertà e sopravvivenza. Quello che dovremmo fare noi è migliorare i nostri comportamenti e i nostri consumi a partire dalle piccole cose tipo tenere qualche grado in meno in casa d'inverno, non pretendere di vivere in ghiacciaia d'estate, mangiare in modo più corretto e sostenibile (che non significa diventare vegani ma seguire il ritmo delle stagioni). Soprattutto dovremmo spiegare ai nostri "gretini", e anche alla generazione precendente alla loro, crresciuti in un mondo dove quello che per noi era lusso (tipo l'aria condizionata in casa) è standard di vita che si può anche vivere in modo diverso e non meno pieno e divertente. Che l'Europa la possiamo girare in treno e non necessariamente in aereo, che in casa d'inverno ci si copre e d'estate ci si scopre. Non saremo noi a risolvere il problema a livello globale ma se ognuno porta un mattoncino alla fine una casa la costruisci.

lunedì 23 settembre 2019

Bruce & I

"Perchè io sono il Presidente, ma lui è il Boss" (B.Obama)

"Ho scelto di fare il Presidente perchè non potevo essere Bruce Springsteen" (B.Obama)

"Quando ero ragazzo a casa mia vi erano due cose impopolari: una ero io e l'altra la mia chitarra" (B.Springsteen)

"Ho visto il futuro del rock&roll e il suo nome è Bruce Springsteen" (J.Landau)



Oggi compie 70 anni Bruce Springsteen, sono passati tanti anni ma ricordo ancora il martedì sera in cui a Mister Fantasy, la trasmissione culto degli inizi anni '80 che andava in onda la sera tardi e che guardavo in un televisorino bianco e nero con una biro e un filo di rame per antenna,  ad un certo punto Massarini presenta il video tratto da un concerto di Bruce Springsteen. Avevo 13-14 anni e la mia conoscenza sul rock era limitatissima, vuoi perchè in casa si ascoltavano soprattutto cantautori, vuoi perchè le (poche) radio private torinesi non brillavano certo per la programmazione, comunque compare sul video sto tizio magro con una chitarra a tracolla, non ricordo la canzone che eseguì ricordo solo che rimasi affascinato dal suono e dalla voce. Mister Fantasy trasmise per qualche puntata di seguito brani del concerto e cercai di non perderne una nota. Da quel punto in poi iniziò la mia ricerca di cassette, dischi o riviste per conoscerlo meglio. 

Qualche tempo dopo scovai in edicola una cassetta dell'enciclopedia del Rock, mi pare della Ricordi, che iniziava con "Because the night"  (e così conobbi anche Patti Smith) e soprattutto una versione live di "Rosalita" con tanto di presentazione della band, una roba esplosiva. Ho iniziato anche a leggermi con attenzione i testi e a scoprire un mondo, quella dei giovani americani insoddisfatti, quella dei reduci del Vietnam, quella degli uomini in cerca di redenzione. L'America delle fabbriche, delle auto che corrono lungo i deserti, delle ingiustizie, temi che sicuramente hanno contribuito a formare la mia personalità e anche le mie idee politiche. 

Greetings esce nel 1973, con "Blinded by the ligh" come prima e verbosissima prima traccia ma con un attacco che ha un ritmo che raramente ho trovato in altri pezzi  "Madman drummers bummers and Indians in the summer with a teenage diplomat. In the dumps with the mumps as the adolescent pumps his way into his hat. With a boulder on my shoulder, feelin' kinda older, I tripped the merry-go-round" e che ne fece, per la stampa, il nuovo Dylan. Oggi nel 2019 si può dire che abbia attraversato quasi cinquant'anni di storia della musica riuscendo a rimanere se stesso anche innovando il suo modo di scrivere e di comporre, spaziando dal rock puro e semplice degli inizi, all'acustico del oscuro "Nebraska", al folk americano con "The Ghost of Tom Joad"  e "The Seeger Sessions", al suono più contemporaneo degli ultimi lavori.

La sua musica è stata la colonna sonora della mia vita, i due concerti che ho visto (1988, 2009) sono dei ricordi indelebili e ancora oggi a 52 anni suonati posso cantare intere strofe delle sue canzoni soprattutto delle mie preferite: "Badlands", "Thunder road", "Born to run", "Promised land", "Hungry heart", "Prove it all night", "Born in the Usa". Quando ho visto al cinema "Blinded by the light" e il protagonista javed dice  all'amico Roops che Springsteen "sa esattamente come lui si sente" non ho potuto fare a meno di rivedere il me adolescente, insoddisfatto e ribelle come tutti gli adolescenti. Questo blog prende il nome da un verso di "Thunder road": "Lying out ther like a killer in the sun", ma sono tante le frasi indelebile delle sue canzoni "Mama always told me nont to look into the sight of the sun, but mama, that's where the fun is" "Blinded by the light"; "So walk tall, or baby don't walk at all" "New York City serenade"; "It's a town full of loosers, and I'm pulling out of here to win" "Thunder road"; "Cause tramps like us, baby we were born to run" "Born to run":"You spend your life waiting for a moment, that just don't come well, don't spent your time waiting!"Badlands"


"Struck me kinda funny, seem kinda funny sir to me, still at the end of every earned day people find some reason to believe" 
"Reason to believe"



  

giovedì 30 maggio 2019

Le mille e una Venezia





Premessa raramente leggo racconti, raramente leggo autori italiani e praticamente mai leggo autrici. Da tutto questo si evince che “le mille e una Venezia” dell’amica Liana Pastorin non partiva con i favori del pronostico. Però sono un ragazzo coscienzioso e ho affrontato i 10 racconti senza pregiudizio. Innanzitutto diciamo che, da un punto di vista letterario, sono ben scritti, l’autrice è bravissima a tratteggiare personaggi e ambientazioni in modo preciso e in poche parole o frasi  ti porta laddove ha deciso tu debba essere in quel momento. Stilisticamente sono ben costruiti, anche se brevi condensano in poche pagine storie dense di emozioni. In alcuni tratti sembra di leggere Gozzano, in altri Poe e alcune frasi suonano Gucciniane “ La morte fa bella Venezia, che muore da sempre...”. E’ una scrittura scorrevole anche se più volte mi sono trovato a tornare indietro di qualche frase per essere certo di non essermi perso nulla. Non so quanto ci sia di autobiografico e personale, in molti tratti mi è sembrato che Liana parlasse di se anche se stava scrivendo di altro e questo mi è molto piaciuto perché scrivere senza sentimento o emozione fa dello scrittore un burocrate della letteratura. Ci ho trovato molto di lei in questa pagine sicuramente del suo passato, del suo presente e spero anche del suo futuro.
Un consiglio se passate davanti a una libreria e lo vedete in vetrina, compratelo! Ne vale la pena.


lunedì 20 maggio 2019

Il vento dell'ovest

ho voluto sperimentare il sistema di pubblicazione in proprio messo a disposizione da Amazon, ho tirato fuori dal cassetto due racconti e così è nato "il vento dell'ovest". In formato ebook https://www.amazon.it/dp/B07RZD4MWL o cartaceo https://www.amazon.it/dp/1099214742





Due racconti dedicati a due delle mie passioni americane, il baseball e il west. Il primo è dedicato a quello che gli americani chiamano "american pastime" e che costituisce anche una summa della loro filosofia (ed è anche lo sport che ho praticato per quasi trentanni). Il secondo è bonelliano sicuramente più Ken Parker che Tex.