sabato 25 aprile 2020

La liberazione di Torino

Già il 18 aprile Torino è bloccata dallo sciopero generale che coinvolge le fabbriche, le scuole, i servizi ed il commercio, le fabbriche sospendono il lavoro e, dove la milizia fascista non lo impedisce con le armi, gli operai escono dagli stabilimenti. Vengono bloccate tutte le attività compresi i trasporti pubblici che la milizia cerca di ripristinare senza successo. Il federale di Torino, Giuseppe Solaro, ordina la repressione ma lo sciopero è un successo

Nel frattempo due colonne tedesche rafforzate da truppe repubblichine (tra i 70.000 e i 75.000 uomini), in fuga ma perfettamente efficienti, si avvicinano alla città al comando del generale Schlemmer. La sera del 24 aprile 1945 alle ore 19.00 il Comitato Regionale Militare Piemontese (Cmrp) da il via all’insurrezione nonostante il mancato aiuto delle forze alleate al comando del colonnello Stevens che anzi propone di isolare la città facendo saltare i ponti ordine che, fortunatamente, le forze partigiane non eseguono.

Il piano prevede che tutte le formazioni partigiane della zona marcino sulla città, nel frattempo i partigiani già presenti in città con le formazioni della GAP (Gruppi d’azione Patriottica) con la collaborazione delle SAP (Squadre d’azione patriottica) entrambe formazioni di ispirazione garibaldina le prime sono veri e propri gruppi di fuoco che operavano nelle città le seconde organizzate soprattutto nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Sono loro a reggere l’urto delle forze tedesche e repubblichine nelle periferie tra il 25 e il 27 aprile e a occupare le fabbriche dei settori nelle quali è divisa la città con molte difficoltà tra Mirafiori e Lingotto. Nella notte del 25 aprile i nazifascisti riescono a rioccupare la RIV e la FIAT ricambi ma le altre fabbriche rimangono saldamente in mano alle forze di liberazione.

Nel frattempo le truppe nazifasciste penetrano in città ma riescono a controllare di fatto solamente il centro occupando Prefettura, Comune, la sede della Gazzetta del Popolo. Il 26 iniziano le prime trattative diplomatiche i fascisti offrono il passaggio di poteri, mentre i tedeschi chiedono un corridoio di libero transito per uscire dalla città in cambio dello sgombero della città e della dichiarandola “aperta”, nel mentre attaccano comunque le fabbriche occupate e armate che potrebbero diventare un ostacolo alla loro uscita dalla città. Il comando partigiano rifiuta queste condizioni e i combattimenti continuano. Finalmente il 27 entrano in città le truppe partigiane provenienti dalle valli in evidente ritardo rispetto all’insurrezione. Lo stesso giorno Schlemmer offre una nuova soluzione per evacuare la città minacciando altrimenti la distruzione della città, il CLN rifiuta. Nella notte i nazifascisti, consapevoli di non poter resistere, forzano i blocchi e si dirigono verso Chivasso evitando di attraversare la città ma sfilando lungo le periferie.

Il 28 la città è liberata, le forze del CLN occupano i centri del potere e le caserme. In questi giorni in ossequio al piano di resistenza elaborato da Solaro il dispiegamento di cecchini fascisti miete centinaia di vittime sia tra i civili che tra le forze partigiane. Il Solaro viene arrestato in uno scantinato del Consorzio agrario di via Gioda insieme al fratello e ad altre due camicie nere, non si erano infatti uniti alla colonna delle Brigate nere che aveva evacuato la città. Dopo un processo sommario, come molti in quei concitati giorni, viene condannato a morte e impiccato allo stesso albero, posto all’angolo tra corso Vinzaglio e via Cernaia, al quale erano stati impiccati il 22 luglio 1944 Ignazio Vian, Battista Bena, Felice Bricarello e Francesco Valentino.

L’arrivo delle truppe alleate avverrà il 3 maggio.

 “Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.” (P.Calamandrei)

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