venerdì 15 marzo 2019

Climate strike



Fa piacere vedere che i giovani si interessino a questo genere di problema anche se non è ben chiaro il messaggio che si vuol far passare.  L'accento che andrebbe messo è sui comportamenti individuali e su quanto questi pesino poi nell'economia climatica globale. Perchè è facile accusare genericamente il "sistema" ma più complicato ragionare su quanto noi in prima persona facciamo per contrastare il cambiamento climatico. Ricordiamoci che ogni volta che cambiamo cellulare, cambiamo pc, prendiamo un aereo, non gettiamo un rifiuto in modo corretto aggiungiamo un piccolo mattoncino al cambiamento climatico. Ogni volta che mettiamo l'aria condizionata a palla oppure teniamo il riscaldamento a 25 gradi  per stare in casa in pantaloncini in pieno inverno diventiamo, in parte, corresponsabili del problema. Quando andiamo al supermercato oppure in un negozio gourmet e ci compriamo il frutto esotico che arriva direttamente dai caraibi, oppure il prodotto fuoristagione stiamo aggiungendo la nostra parte di disastro alla situazione del pianeta. Quindi va bene protestare e farsi sentire ma bisognerebbe anche iniziare dal nostro piccolo.


P.s. emissioni di grammi per chilometro di CO2 treno 44, auto 118,  aereo 140, camion 158.

lunedì 11 marzo 2019

Nessuno è intoccabile



L'altro giorno in occasione della festa della donna la statua di Indro Montanelli a Milano è stata ricoperta di vernice rosa. Subito, da destra e da sinistra, si sono alzati gli alti lai dei moralisti in servizio permanente ed effettivo perchè,  a loro giudizio, Montanelli rappresenta il giornalismo italiano. Per la destra Montanelli è un idolo per il suo mai rinnegato fascismo e un certo afflato golpista che cercherà sempre di negare. Per la sinistra per il suo senile antiberlusconismo. Nessuno nega che fosse una gran penna ma non era certo l'oracolo di Delfi, emblematica è la vicenda che lo contrappose allo storico e scrittore Angelo del Boca circa l'uso dei gas da parte delle truppe italiane in Etiopia. Montanelli per anni negò con forza che gli italiani avessero fatto ricorso all'iprite e ad altri gas asfissianti durante la guerra coloniale dicendo sostanzialmente "io non li ho visti e quindi non sono esistiti". Del Boca da storico invece si è sempre basato sui documenti e sugli archivi e solo molti anni dopo Montanelli chiederà scusa e ammetterà l'evidenza (nel frattempo del Boca subirà minacce a profusione). 
Proprio alla guerra etiope è legato il gesto dell'associazione "Non una di meno" infatti, come Montanelli stesso affermerà in una trasmissione televisiva, mentre era in Etiopia con il grado di sottotenente di un battaglione di Ascari (eritrei inquadrati nell'esercito italiano) acquistò una bambina di 12 anni (di nome Destà) di fatto come schiava (passava sotto il termine "madamato" e cioè una relazione tra un cittadino italiano e una donna nativa delle colonie). In Italia era già considerata violenza carnale avere un rapporto con minori di 14 anni ma il giornalista si giustificò con "in abissinia fanno così".  Non contento alla fine della ferma la rivendette al generale Biroli.  Quindi possiamo senza tema affermare che il signor Indro Montanelli era un pedofilo e un mercante di schiavi. E che forse sarebbe ora di rileggere veramente la sua opera e la sua vita a dimostrazione del verme che era in realtà.

«Questa guerra è per noi come una bella lunga vacanza dataci dal Gran Babbo in premio di tredici anni di scuola. E, detto fra noi, era ora.»

martedì 5 marzo 2019

Il nome della rosa, le mie impressioni - work in progress



Ho voluto vedere la prima puntata cercando di non essere prevenuto. Ho amato, e amo, alla follia il libro. L'ho letto e riletto e quindi, pur non essendo un intellettuale mi reputo perlomeno esperto. Pronti via e subito ci troviamo un Adso in cotta e elmo su di un campo di battaglia. Non si sa da dove sia uscita questa corbelleria visto che nel prologo Eco fa dire al novizio:

 "Ecco com'era la situazione quando io - già novizio benedettino nel monastero di Melk - fui sottratto alla tranquillità del chiostro da mio padre, che si batteva al seguito di Ludovico, non ultimo tra i suoi baroni, e che ritenette saggio portarmi con sé perché conoscessi le meraviglie d'Italia e fossi presente quando l'imperatore fosse stato incoronato in Roma. Ma l'assedio di Pisa l'assorbì nelle cure militari. Io ne trassi vantaggio aggirandomi, un poco per ozio e un poco per desiderio di apprendere, per le città della Toscana, ma quella vita libera senza regola non si addiceva, pensarono i miei genitori, a un adolescente votato alla vita contemplativa..."

Quindi niente battaglie e niente sangue. Subito dopo Adso incontra Guglielmo e si assiste a una scenetta che non potrebbe in nessun modo essere uscita dalla penna di Eco tanto è didascalica e fuori dalle righe. Guglielmo sta con i lebbrosi e condivide il pane con loro, arriva un altro malato e lui scende dalla scalinata su cui si trovava e corre ad abbracciarlo, in questo momento Adso inizia a seguirlo fino a diventarne discepolo. Ecco tutto bello, tutto edificante ma il libro dice:

 "...E fu su suggerimento di Marsilio, che aveva preso a benvolermi, decisero di pormi accanto a un dotto francescano, frate Guglielmo da Baskerville..."

Arrivano finalmente all'abbazia e tra gli altri incontrano il cellario, Remigio da Varagine. Ecco come Eco ce lo presenta:
"Il cellario era un uomo pingue e di aspetto volgare ma gioviale, canuto ma ancora robusto, piccolo ma veloce."
ecco non mi sembra decisamente la descrizione di Fabrizio Bentivoglio.
La vicenda si svolge nel novembre 1327 in nord Italia, quindi ci si aspetta un ambiente brumoso e freddo... abbiamo invece un tappeto di neve da presepe, una luce quasi estiva e personaggi che vagano per abbazia e foresta poco vestiti.


Aggiornamento al 6 marzo

altro appunto  alla sceneggiatura è la mancanza completa (al momento ma la scansione logica degli eventi non fa presagire nulla di buono)  della figura di Ubertino da Casale. Figura centrale sia nella spiegazione dell'eresia dolciniana (con tanto di excursus sui predecessori di Dolcino). L'incontro con Guglielmo appena arrivato all'abbazia spiega tutto ciò che serve per capire i motivi della disputa teologica che avverrà. Ma anche l'incontro con Adso ha un'importanza vitale per la storia spingerà il novizio ad entrare nello scriptorium ad approfondire la vicenda dolciniana e dove ricorderà l'esecuzione vista a Firenze di un tal Fra Michele e, non ultimo, sarà all'uscita dello scriptorium che si ritroverà nelle cucine e verrà coinvolto nei commerci di Remigio e Salvatore e quindi a conoscere la ragazza.
A questo proposito non posso che rimarcare il tentativo di trasformare un libro che per sua natura è cupo in una storia degna di un fotoromanzo con l'inserimento di figure femminili che cercano di togliere quell'aura misogina tipica di un convento (ma anche della società) del '300.

Aggiornamento al 12 marzo

purtroppo, a causa di un impegno, non son riuscito a vedere la puntata completa che vedrò di recuperare, ma nella parte a cui ho assistito erano presenti tante di quelle corbellerie che non posso far altro che sottolineare. 
Già il viaggio di Gui per arrivare all'abbazia non c'entra un piffero se a questo aggiungiamoi flashback sul suo incontro con Dolcino e Margherita e il suo essere penitenti si capisce che non è più "il Nome della Rosa" . La chicca è la presenza di Anna che possiamo definire un misto tra la ribelle di Disney e la Joanna de "La Freccia nera" le scene di combattimento sono quanto più lontano esista dalla penna del maestro.
Veniamo quindi a Salvatore l'interpretazione di Fresi è quella che è ma alla fine la fisicità non è manco male, tralasciamo il fatto che si siano inventati un'occupazione come cartaio che nel libro è completamente inesistente, tralasciamo che fiuti le donne come un cane da piuma le pernici, ma quello su cui non si può veramente soprassedere è il linguaggio. Salvatore parla un misto di latino, volgare italiano con qualche parola di franco-provenzale, qui invece sembra un turista italiano a ibiza arrivato ormai al quinto mojito, quando si finge di parlare spagnolo aggiungendo qualche "s" a caso alla fine delle parole. Certo che doversi confrontare con l'interpretazione di Perlman non è affatto semplice ma pare più che il personaggio sia un riempitivo piuttosto che uno dei cardini della storia.
mi riprometto di concludere la visione della puntata per poi analizzarla.

Aggiornamento al 19 marzo

Lo ammetto faccio fatica a seguirlo... la terza puntata è farcita di fatti e persone completamente inventati. La disputa teologica che dovrebbe essere un momento "alto" della storia perchè chiarisce l'ambientazione e le motivazioni dei contendenti viene trasformata in un'asssemblea di condominio con tanto di rissa. Salvatore diventa una specie essere immondo che rapisce le donne, Remigio sembra uno di quei vecchi brigatisti che vivono macerati dai ricordi di un passato attivo e si ritrova a spiegare il menù della cena. Adso passa il tempo a giocare al dottore con la bella occitana e non si capisce bene perchè sta storia sia stata piazzata in mezzo al tutto. Insomma un guazzabuglio senza capo nè coda.

                     <segue>


mercoledì 20 febbraio 2019

Volontà popolare

 Matteo 27
1La mattina dopo, i primi sacerdoti e i capi giudei si riunirono di nuovo per trovare il modo dʼindurre le autorità di Roma a condannare a morte Gesù. 
 Poi lo mandarono legato da Pilato, il governatore romano.
Quando Giuda, il traditore, vide che Gesù era stato condannato a morte, si pentì di ciò che aveva fatto. Prese allora le trenta monete dʼargento e le riportò ai primi sacerdoti e agli altri capi giudei, dicendo:
«Ho peccato. Ho tradito un innocente!» «Questi sono affari tuoi», gli risposero quelli.
Allora, disperato, buttò il denaro sul pavimento del tempio, uscì e andò ad impiccarsi. I capi sacerdoti raccolsero le monete e dissero: «Non possiamo metterle tra le offerte, perché è contro la legge accettare denaro pagato per un assassinio».
Finalmente, dopo essersi consultati, con quei soldi decisero di comprare un certo campo, da cui si prendeva la creta per i vasi, per farne un cimitero per gli stranieri che morivano a Gerusalemme.  
Questa è la ragione per cui quel cimitero ancor oggi si chiama «il Campo di Sangue».
Così si avverava la profezia di Geremia che dice: «Presero le trenta monete dʼargento, il prezzo valutato per lui dalla gente dʼIsraele, 
 10 e comprarono il campo del vasaio, come il Signore mi aveva ordinato!»
11 Gesù fu portato davanti a Pilato, il governatore romano. «Sei tu il re dei Giudei?» gli chiese il governatore.
«Sì», rispose Gesù.
12 Ma, quando i primi sacerdoti e gli altri capi giudei gli mossero le loro accuse, non disse una sola parola.
13«Non senti ciò che stanno dicendo contro di te?» gli chiese Pilato.  
14 Ma Gesù non rispose niente, con grande sorpresa del governatore.
15 A quei tempi era usanza che il governatore liberasse un prigioniero giudeo allʼanno, durante le feste di Pasqua, chiunque fosse stato scelto dal popolo.  
16 In quel periodo era in prigione un famigerato criminale di nome Barabba.  
17 Vista la folla che quella mattina si era riunita davanti al suo palazzo, Pilato chiese: «Chi volete che lasci libero: Barabba o Gesù, il vostro Messia?»  
18 Disse così, perché sapeva molto bene che i capi giudei avevano arrestato Gesù, perché erano invidiosi della sua popolarità.
19 Proprio in quel momento, mentre Pilato presiedeva la corte, sua moglie gli mandò a dire: «Cerca di non aver niente a che fare contro quellʼinnocente, perché la notte scorsa ho avuto un incubo terribile che lo riguardava».
20 Nel frattempo, i capi sacerdoti e gli alti esponenti giudei persuadevano la folla a chiedere la liberazione di Barabba e la morte di Gesù.  
21 Perciò, quando il governatore chiese di nuovo: «Chi di questi due volete che liberi?» la folla gridò: «Barabba!» Pilato chiese ancora:
22 «Allora che ne devo fare di Gesù, il vostro Messia?» «Crocifiggilo!» gridarono tutti.
23 «Perché?» replicò Pilato. «Che cosa ha fatto di male?» Ma la folla gridava sempre più forte: «In croce! In croce!»
24 Quando Pilato vide che non cʼera più niente da fare e che stava per scoppiare un tumulto, si fece portare una bacinella dʼacqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Io non cʼentro con la morte di questʼuomo giusto. Pensateci voi!»
25 E la folla di rimando gridò: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli!»
26 Allora Pilato fece liberare Barabba. Poi, dopo aver fatto frustare Gesù, lo consegnò ai soldati romani, perché fosse portato via e crocifisso.

martedì 19 febbraio 2019

Tre anni senza il tuo genio...

Quella volta Belbo aveva perso il controllo. Almeno, come poteva perdere il controllo lui. Aveva atteso che Agliè fosse uscito e aveva detto tra i denti: Ma gavte la nata."
Lorenza, che stava ancora facendo gesti complici di allegrezza, gli aveva chiesto che cosa volesse dire.
È torinese. Significa levati il tappo, ovvero, se preferisci, voglia ella levarsi il tappo. In presenza di persona altezzosa e impettita, la si suppone enfiata dalla propria immodestia, e parimenti si suppone che tale smodata autoconsiderazione tenga in vita il corpo dilatato solo in virtù di un tappo che, infilato nello sfintere, impedisca che tutta quella aerostatica dignità si dissolva, talché, invitando il soggetto a togliersi esso turacciolo, lo si condanna a perseguire il proprio irreversibile afflosciamento, non di rado accompagnato da sibilo acutissimo e riduzione del superstite involucro esterno a povera cosa, scarna immagine ed esangue fantasma della prisca maestà."

Ciao Umberto!


venerdì 15 febbraio 2019

Meglio fare che sognare


In un articolo della "Stampa" di martedì 11 novembre 1975 leggo il resoconto del consiglio comunale che decise lo scioglimento della societa metropolitana e cioè della struttura (pubblica) che avrebbe dovuto costruire la metropolitana torinese a cui lo stato aveva dato il via libera nel 1969. alla luce dei fatti di oggi si leggono cose divertenti che dimostrino come il livello del dibattito sulle opere pubbliche non sia cambiato e come il "si può fare benaltro con quei soldi" di solito significhi semplicemente che non si farà nulla.
L'allora assessore Rolando disse "il tracciato di una sola direttrice non giustifica l'alto costo dell'opera e non risolve il problema del trasporto pubblico cittadino, in particolare non risolve il problema del pendolarismo per le aree a più alta densità residenziale dei lavoratori dell'industria" e via con altre elucubrazioni su tracciati, fondi statali e soluzioni alternative. Il risultato fu l'orrenda linea di "metropolitana leggera" fatta acquistando materiale rotabile apposito i mitici "maxitram" della serie 7000, 51 in origine poi ridotti a 22 e infine a 0 quando nel 2013 vennero definitivamente pensionati per impossibilitaà di manutenzione.
Come ben sapete Torino ha dovuto aspettare altri l'alba del secondo millennio per avere una linea di metropolitana (e manco ancora completa), non cedere alle pressioni Fiat e ai pre notav avrebbe fatto si che oggi magari ci muoveremmo su 2-3 linee e traffico e inquinamento sarebbero di molto minori.
 Questa vicenda dovrebbe spiegare che barattare qualcosa a cui si sta lavorando da tempo per seguire delle presunte nuove vie non funziona e soprattutto è inutile.

venerdì 11 gennaio 2019

Se il recupero diventa "gentrificazione"



Leggo sulla Stampa di oggi che i negozi all'interno della Galleria Umberto I a Porta Palazzo stanno chiudendo per lasciare spazio al "Food" (che poi vorrebbe dire gastronomia ma è molto più hipster). Anche i piani di riqualificazione del centro Palatino parlano di "Food" per non dire di quelli che riguardano il mercato del pesce. Porta Palazzo dal 1835 è il mercato popolare di Torino, quello dove puoi trovare tutti i cibi d'Italia e del mondo, quello dove puoi comprare dell'abbigliamento a basso costo. Ed è la stessa zona dove il benestante abita e fa la spesa vicino al meno abbiente, allo straniero o semplicemente al povero. E' dalla fine del secolo scorso che si parla di progetti di riqualificazione e "The Gate" ne era un'ottimo esempio, si occupava  di integrazione, di accoglienza, di miglioramento della vita e di socialità. Oggi, nonostante ad amministrare la città ci siano quelli bravi, quelli che si fanno chiamare "cittadini" di tutto questo non c'è traccia. L'unico progetto che hanno in mente, da bravi politici dell'aperitivo, è quella di trasformare una zona veramente popolare che è simbolo dell'integrazione torinese da sempre, in una grande e gigantesca osteria. Con la scusa del "Food" spariranno i negozietti e compariranno sushi bar, hamburgherie, ristoranti vegan-bio-natur-stocazzo... aumenteranno gli affitti e il piccolo commercio prima e gli abitanti poi verranno espulsi dal quartiere che diventerà la zona di hipster quarantenni imbolsiti. Se questo è il cambiamento ridatemi Andreotti.