martedì 20 dicembre 2016

"mi si nota di più se vengo e sto in disparte oppure se non vengo proprio?"


 Cara Sindaco Appendino, la sua assenza dalla commemorazione ufficiale dei fatti del XVIII Dicembre 1922 (assenza non sanata certo dalla presenza dell’Assessore ai Trasporti) è ancor prima che una scortesia istituzionale un manifesto programmatico di rimozione dei principi fondanti della nostra nazione, nata anche da quegli 11 omicidi che ebbero la copertura del Primo ministro dell’epoca (quella brava persona che alcuni suoi compagni di partito rimpiangono). E dire che solo un paio di settimane fa blaterava di “difesa della Costituzione”, ecco le comunico che quella Costituzione che le è tanto cara nasce sull’antifascismo (anche se il un suo caro compagno di partito “fascismo e antifascismo sono cose antiquate”). La sua assenza non fa che dimostrare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il suo altezzoso snobismo tipico dell’ambiente sociale dal quale proviene. Per fortuna la città ha ancora in se gli anticorpi antifascisti necessari per superare anche il suo mandato.



martedì 9 agosto 2016

Maionese di acqua di mozzarella...

Prove di cucina molecolare... prendere una mozzarella (anche fior di latte) tagliarla a pezzi piccoli, metterla in una ciotola coprirla con la pellicola e metterla nel microonde a circa 350 W per 3-4 minuti. quando la mozzarella è sciolta filtrare il liquido e lasciarlo raffreddare. aggiungere al liquido un cucchiaino di lecitina di soia e montare con un po' d'olio a file. aggiustare di sale e pepe e avrete una perfetta maionese di mozzarella.

venerdì 20 maggio 2016

Chi era Željko Ražnatović

Che i più conoscono come “Tigre Arkan”, inizia la sua carriera come rapinatore, conosce le carceri di mezza europa (anche quelle italiane), Negli anni ‘80 torna a Belgrado dove diventa leader degli Ultras della Stella Rossa, su quelle gradinate si forma l’esercito paramilitare da lui comandato. Allo scoppio del conflitto con la Croazia viene incaricato da Slobodan Milosevic di organizzare le truppe volontarie, attinge dalla sua milizia e dalle carceri di Belgrado. Durante la guerra le “Tigri” sono protagoniste dei peggiori massacri che la caratterizzano: Bijeljina, Brčko, Kolobara, Mujkici, Merajele, Glogova, Prijedor, Hambarine, Kozarac, Tokovi, Rakovčani, Ćela, Rizvanovići, Sanski Most, Krasulja, Cerska, Višegrad Srebrenica, alcune delle loro “imprese”.Le Tigri rimangono attive fino all’ultimo giorno di guerra. Nel frattempo Arkan mette a frutto la sua attività e si arricchisce grazie ai saccheggi e al contrabbando, diventa presidente dell’FK Obilic di Belgrado che vincerà il campionato e parteciperà alla Champions League. Arkan verrà ucciso il 15 gennaio 2000 in un albergo di Belgrado, in questa occasione i tifosi della Lazio esposero lo striscione “onore alla tigre Arkan”, Ecco questo era l’amico del cuore del prossimo allenatore del Toro..
 
 Nel 2010 Adriano Sofri scrisse:
 
"HO SCRITTO nella mia rubrica sul Foglio (che è irresponsabile delle mie opinioni, e viceversa) a proposito dell' arrivo di Sinisa Mihajlovic. Poi ho letto i commenti, in particolare sul sito www.fiorentina.it. Molti mi mandano semplicemente al diavolo, si sdegnano che un delinquente come me dica la sua, mi augurano di finire i miei giorni in una cella eccetera. Non saprei rispondere a questi sfoghi appassionati. RISPONDEREI a chi mi rimprovera di mischiare la politica al calcio e di essere intollerante (compreso Gianfranco Teotino sul Corriere Fiorentino, che obietta all' "altolà di Sofri a Sinisa per le sue idee politiche"). Ora, la politica e il calcio si sono mischiate da sempre, e sempre peggio. Quanto a me, sostengo senza riserve la libertà delle idee, politiche e non, di ciascuno. Ma c' è un equivoco. Io parlo del sostegno militante e mai ripudiato (anzi, sempre ribadito) che Mihajlovic ha offerto a crimini e criminali di guerra. Viene da sorridere amaramente all' auspicio che lo sport si astenga dalla politica, per chi sappia che le scintille prime del bagno di sangue nella ex-Jugoslavia vennero dagli stadi di calcio. Arkan era stato il capo degli ultras della Stella Rossa, quando era ancora un feroce delinquente comune, e prima di diventare un capo di massacratori, stupratori, torturatori, kapò e saccheggiatori di migliaia di civili innocenti. Mihajlovic era amico di Arkan, e si dice fiero di non rinnegare gli amici: ma c' è una differenza fra rinnegare un' amiciziae ripetere ancora oggi che «Arkan è stato un eroe del popolo serbo». Dice Mihajlovic: «Siamo un popolo orgoglioso. Siamo tutti serbi. Preferisco combattere per un mio connazionale». Non so che cosa pensino delle cosiddette guerre nella ex-Jugoslavia i sostenitori della Fiorentina. Ma il nazionalcomunismo di Milosevic e dei suoi scherani, che ha riportato il genocidio nell' Europa a un' ora d' aereo da Firenze, non è "un' idea politica", e la frase dell' orgoglioso Mihajlovic somiglia a quella che avrebbe potuto dire un tedesco al tempo di Hitler: «Siamo un popolo orgoglioso. Siamo tutti tedeschi. Preferisco combattere per un mio connazionale». La dissero in tantissimi, pochissimi invece se ne vergognarono. Quei pochissimi riscattarono l' umanità. E' successo anche nella ex-Jugoslavia. Il mio amico Jovan Divijak, cittadino di Sarajevo, era serbo, ed era il vicecomandante dell' esercito: preferì restare dalla parte della città assediata e martoriata. Il punto era questo. Sono anch' io, nei miei limiti, amante del calcio e tifoso: il tifo ha vizi tremendi, ma ha anche il pregio di farci ricordare di essere stati ragazzi, e dunque di farci ammirare ancora un calcio piazzato da un artista come Mihajlovic. Non mi sognerei affatto di mettere Mihajlovic al bando da una città o da una squadra. Mi piacerebbe sapere che ha ripensato a tutto quello scempio, e che gli dispiace tanto. Allora lo stato d' animo di tanti tifosi viola - "forse ci voleva una mano un po' più dura per la nostra squadra" - non suonerebbe allarmante, ma scanzonato e augurale."

martedì 22 marzo 2016

Bruxelles 2016

Un altro attentato ha scosso la capitale belga e subito l'italico ciarpame politico ha iniziato a berciare in modo squallido... tralascerei questi signori, il cui parere equivale a quello di una seppia in umido, per concentrarmi sul "cosa fare". Innanzitutto mi piacerebbe che la si piantasse con la scemenza immigrazione=terrorismo, le due cose non sono legate e non potrebbero essere più lontane. Quasi tutti i terroristi di parigi e molto probabilmente quelli di oggi sono nati, cresciuti, educati e istruiti in Europa. La domanda diventa allora "Perchè" , la prima risposta è data dalle politiche di integrazione messe in atto da Francia e Belgio che non hanno dato sbocchi di vita a questi nuovi cittadini, i loro padri  arrivavano dal nulla e quindi anche vivere in un ghetto, con pochi servizi e in case non propriamente belle era comunque un passo avanti rispetto alla vita che facevano prima, i loro figli invece che sono nati qui e tutto quello che conoscono è il ghetto vorrebbero andare oltre e qui i sistemi di integrazione hanno fallito, bassa scolarità, nessuna possibilità di avanzamento sociale, nessuna possibilità di vita alternativa a quella del ghetto. Le vie rimangono quindi due, la criminalità comune legata allo spaccio e al piccolo furto, oppure la radicalizzazione religiose. E qui c'è il secondo enorme errore dell'occidente che per anni non ha badato a ciò che succedeva nelle banlieu e soprattutto ha lasciato che i movimenti terroristici mediorientali, resi ancora più forti e radicali dalla guerra in iraq e dalla situazione siriana, continuassero a fornire a questi giovani soldi, logistica, addestramento, armi. Finchè l'Europa non inizierà a tagliare alla radice Daesh bombardando i campi di addestramento, tagliando le possibilità di finanziamento e bloccando i viaggi di questi giovani da e per la Siria non risolverà niente. Il secondo passo dovrà farlo sul piano interno, radendo al suolo i quartieri dormitorio e le città satellite e ripensando completamente l'organizzazione delle città per evitare di avere intere aree fuori dal controllo dello stato.

sabato 20 febbraio 2016

Addio









Quel giorno doveva arrivare ed è giunto ieri. Da oggi il mondo, non solo quello accademico, non solo quello letterario, è un po’ più povero. Nella lettura di “numero zero” avevo notato una certa stanchezza, una vena di tristezza, quasi come se lo scrittore dicesse “sono stanco non ce la faccio ad andare oltre” e infatti avevo giudicato il libro più un racconto lungo che un romanzo breve. A Eco devo molto, fin da quando mi venne regalato “il nome della rosa” in occasione del mio diciassettesimo compleanno nell’ormai lontano 1984, rimasi folgorato dalla forza della scrittura, dalla capacità di fare lunghe descrizioni senza risultare mai noioso. Poi venne il pendolo e lì imparai veramente a distinguere il vero dal falso e a non farmi abbagliare solo da ciò che c’è in superficie. Le basi di ciò che sono adesso dal punto di vista intellettale le devo a lui, mi ha insegnato a pensare in modo libero e ad andare a fondo degli argomenti Penso che la summa di tutto il suo lavoro la si trovi ne “il cimitero di Praga” nel quale qualche fesso è persino riuscito a trovare un certo antisemitismo di fondo quando invece era un libro tutto incentrato sul come si crea un sentimento collettivo contro qualcuno o qualcosa, argomento assolutamente attuale. A queste persone, a coloro che in questi giorni staranno fuori dal coro e diranno di lui peste e corna per il fatto di essere fondamentalmente ateo e di aver criticato più volte un certo modo di fare politica e l’attrazione dell’italiano medio per l’uomo forte, ecco a loro dedico questa mirabile pagina del Pendolo.

…Quella volta Belbo aveva perso il controllo. Almeno, come poteva perdere il controllo lui. Aveva atteso che Agliè fosse uscito e aveva detto tra i denti: “Ma gavte la nata.” Lorenza, che stava ancora facendo gesti complici di allegrezza, gli aveva chiesto che cosa volesse dire. “È torinese. Significa levati il tappo, ovvero, se preferisci, voglia ella levarsi il tappo. In presenza di persona altezzosa e impettita, la si suppone enfiata dalla propria immodestia, e parimenti si suppone che tale smodata autoconsiderazione tenga in vita il corpo dilatato solo in virtù di un tappo che, infilato nello sfintere, impedisca che tutta quella aerostatica dignità si dissolva, talché, invitando il soggetto a togliersi esso turacciolo, lo si condanna a perseguire il proprio irreversibile afflosciamento, non di rado accompagnato da sibilo acutissimo e riduzione del superstite involucro esterno a povera cosa, scarna immagine ed esangue fantasma della prisca maestà.”…

Grazie di tutto Umberto

lunedì 1 febbraio 2016

Famiglia? Quale famiglia…



All’indomani del family day dove un sacco di gente che non ha famiglia (suore, preti ecc…) oppure ne ha 2 o 3 (vedi Adinolfi) si inventa dei concetti come famiglia tradizionale e famiglia naturale, mi corre l’obbligo di scrivere un paio di righe per chiarire alcuni punti.

Checché ne pensino gli allegri manifestanti “famiglia naturale” non significa “di natura” anche perché in natura il concetto di famiglia è inesistente e la monogamia costituisce eccezione e non regola.

“Famiglia tradizionale” è una locuzione vuota perché il concetto stesso di famiglia è diverso da cultura a cultura o da religione a religione. I Patriarchi biblici hanno avuto tutti più mogli e svariate concubine, nell’Islam la poligamia è prevista e normata, i mormoni fondamentalisti la praticano pur se vietata, in alcune tribù africane è praticata la poliandria. Tutto ciò per dire che il concetto di “famiglia” come gruppo stabile nel quale sono presenti uomo, donna e prole è stato creato dall’uomo quando ha voluto in qualche modo creare una società nel quale esistessero ruoli specifici.

Il Dottor Gandolfini dal palco ha urlato che “il sesso non è piacere ma procreazione” senza rendersene conto non ha fatto che riportare l’essere umano alla sua natura animale quella che prevede che il maschio insemini più femmine possibili allo scopo di preservare la specie, quindi esattamente il contrario della “famiglia”.


p.s. volutamente tralascio le scempiaggini sentite sul ruolo della donna...

mercoledì 20 gennaio 2016

Shannara, dopo tanta attesa... che delusione!


Ho scoperto Shannara e Terry Brooks a metà anni ’80 quando un’amica mi imprestò il primo libro. È stato amore a prima vista e da quel giorno ho sempre aspettato con impazienza che uscisse il volume dopo e così per 30 anni, oggi siamo a 26 romanzi e il buon Terry non ha alcuna intezione di smettere. In questi giorni è uscito anche in Italia la serie “the shannara chronicles” e qui casca l’asino, non contesto l’ambientazione post-apocalittica che anticipa ciò che verrà descritto solo in molti libri dopo è sicuramente una scelta voluta per “modernizzare” una storia scritta molti anni fa. Contesto e con forza invece alcune scelte legate ai personaggi in primis Allanon. Così Brooks descrive il primo incontro tra lui e Flick “… Flick vedeva meglio lo straniero ora, e un rapido esame gli rivelò che era indubbiamente umano, seppure di una statura quale non aveva mai visto in nessun altro uomo. Era alto più di due metri, ma straordinariamento magro, anche se di questo era impossibile esserne certi perché era tutto avvolto in un mantello nero con un cappuccio spinto fin sulla fronte. Il viso in ombra era lungo, segnato profondamente, incavato. Gli occhi erano infossati e quasi compeltamente nascosti da sopracciglia folte che si congiungevano fieramente sopra il lungo naso piatto. Una barba nera, corta, incorniciava una bocca larga che disegnava sul volto una linea sottile… apparentemente immobile…” ora, capisco che trovare un attore che risponda perfettamente a queste caratteristiche sia molto difficile se non impossibile ma anche presentare un tizio palestrato come Russel Crowe e con un taglio di capelli che manco El Shaarawy sotto acido si permetterebbe, non mi pare un bel servizio alla storia. Di lì in poi un cumulo di errori e di invenzioni dalla gara di corsa per essere scelti come eletti, agli Elfi vestiti e pettinati come a una sfilata di moda il tutto in un’ambientazione molto glamour e non polverosa come invece si evince dalla lettura dei romanzi, per arrivare a una Paranor che è tutt'altro che una fortezza ma una sorta di caverna.
Mi dispiace che Brooks abbia avallato queste scelte perché alla fine vanno contro le scelte letterarie e probabilmente avvicineranno qualche giovane alla sua produzione ma allontaneranno i vecchi lettori.

giovedì 29 ottobre 2015

Di insetti, di carne e di altre sciocchezze


Ha sconvolto il mondo della malainformazione italiana l’autorizzazione dell’Unione Europea alla commercializzazione di insetti per alimentazione umana. Ovviamente l’utonto medio di internet ha già fatto partire tutto il campionario di luoghi comuni contro l’Europa, contro i burocrati, in difesa della mitica, mitologica e assolutamente sopravvalutata “dieta mediterranea” e della buona cucina (aspetto trepidante l’illuminante articolo di Carlin Petrini che ci rimanderà alla mitica età dell’oro nella quale il latte scorreva al posto dei fiumi e le abili mani delle massaie sfornavano agnolotti e tagliatelle così da sfamare i braccianti delle colline piemontesi che non rischiavano di morir di fame). La nostra enorme presunzione ci porta a trovare schifoso quello che centinaia di culture al mondo trovano assolutamente normale e cioè mangiare larve, insetti, ragni. In realtà nelle culture europee si trovano già ricette a base di questi animaletti, si va dai bachi da seta fritti tedeschi alle zuppe di maggiolini francesi e a ben pensare a certe abitudini alimentari italiane come il mitico formaggio con i vermi sardo ma che si può trovare tranquillamente in altre parti del bel paese. Siamo così ottusi e provinciali a considerare ciò che milioni di altri esseri umani trovano gustoso come un fatto aberrante eppure dovremo prima o poi fare fronte a un fatto inevitabile: la crescita del numero di abitanti della terra, si arriverà ad un punto nel quale le risorse non basteranno per tutti e la carne (la cui produzione è costosa sia da un punto di vista strettamente economico che da un punto di vista ambientale) diventerà, anzi tornerà a essere, un bene riservato a pochi eletti. A questo punto la nostra alimentazione dovrà cambiare e avremo due strade, diventare vegetariani oppure trovare le proteine la dove ci sono e quindi nelle gustose larve messicane o nelle uova di formica nera ecc... Quando si parla di alimentazione e soprattutto di alimenti tabù consiglio sempre un libro che ho scoperto per caso grazie a Piero Angela: “Buono da Mangiare” di Marvin Harris esponente di quello che viene chiamato Materialismo Culturale che è una branca dell’antropologia culturale che pone come base della propria ricerca la pratica, la quotidianità, la necessità, e che sostiene che non è la cultura a fare la necessità, ma la necessità ad elevarsi, nella maggior parte dei casi, a cultura. Tipico esempio è la vacca sacra degli indù, secondo Harris gli induisti non mangiano i bovini non perché la loro religione non lo consente ma perché il bovino è più importante come animale da lavoro e quindi ucciderlo per mangiarlo sarebbe una follia. Allo stesso modo in medio oriente dove non si trovano foreste e boschi in cui allevare suini, i maiali sarebbero competitori dell’uomo e quindi la cultura pone un tabù religioso sul suo consumo facendo in modo che di fatto a nessuno venga in mente di allevarli.
Vi consiglio di cuore di leggere questo libro e poi di ragionare sull’alimentazione in modo meno filosofico e più pratico.

mercoledì 14 ottobre 2015

L'irrazionale paura del "regime"


Il Senato ha approvato in terza lettura la riforma costituzionale che trasformerà il senato in una sorta di camera di rappresentanza delle regioni (e delle principali città). Tra le molte critiche fatte a questa riforma trovo particolarmente risibili quelle che indicano nella fine del bicameralismo perfetto l’inizio di un “regime” nel quale il governo avrà poteri enormi. Allora mi sono andato a documentare e ho fatto una ricerchina sui sistemi bicamerali imperfetti esistenti in Europa.

Francia:
Il Senato non è eletto in modo diretto, i 348 senatori sono eletti da 150.000 grandi elettori, per la maggior parte costituiti da amministratori locali (sindaci, consiglieri municipali, consiglieri dipartimentali e consiglieri regionali), oltre ai deputati dell'Assemblea Nazionale; i 12 senatori in rappresentanza dei francesi residenti all'estero sono scelti dai 155 membri dell'Assemblea dei francesi all'estero.
Le due camere hanno praticamente gli stessi poteri e le leggi devono essere approvate da entrambi i rami, ma nel caso questo non accada è previsto un sistema per il quale prima interviene una sorta di commissione mista e in caso non  si arrivi ad un accordo tra le camere il governo può intervenire e assegnare l’approvazione all’Assemblea nazionale che così assume una posizione predominante rispetto al Senato.

Germania
Esistono due camere il Bundestag e il Bundesrat, il secondo costituisce l’espressione dei lander che delegano da un minimo di 3 a un massimo di sei rappresentanti fino a raggiungere i 69 delegati che lo costituiscono. Il Bundesrat ha una funzione legislativa limitata solo ad alcune materie e non partecipa all’elezione ne’ del Cancelliere ne’ del Presidente della Repubblica.

Regno Unito
Esiste la Camera dei Lord composta da 826 membri di cui 92 ereditari, 709 membri a vita (il cui titolo non passerà ai figli) e 38 sono in leave of absence, ed ha carattere di fatto solo consuntivo.

Spagna
E’ l’unico paese nella quale una parte dei componenti del senato sono eletti direttamente, dei 264 componenti 208 sono eletti e 56 sono indicati dalle Comunità Autonome. Anche in questo caso il potere legislativo del senato è  limitato e in ultima analisi il Congresso può approvare una legge anche senza tener conto delle osservazioni e delle modifiche apportate.

Questi sono solo alcuni esempi in paesi di dimensioni simili al nostro, non mi pare che in nessuno si possa parlare di “regime” o di “dittatura” e non è un caso se quasi tutti hanno una velocità decisionale di fronte alla crisi o agli avvenimenti internazionali di gran lunga superiore a quella italiana.

martedì 6 ottobre 2015

Che mi tocca rimpiangere


Ad un certo punto della storia italiana è nato il mito della società civile come unica pulizia del mondo corrotto e disonesto della politica. In parlamento abbiamo eletto cumuli di avvocati, giornalisti, ingegneri, professori universitari, imprenditori, medici, architetti; ne abbiamo fatto sindaci, ministri, presidenti di regione. Tutti questi signori hanno solamente peggiorato la situazione riuscendo a far rimpiangere i politici di professione, quelli che uscivano dalle scuole di partito ma che si facevano le ossa nelle istituzioni partendo dai consigli circoscrizionali fino ad arrivare al parlamento. Adesso che anche questi rappresentanti della società (in)civile hanno fallito è il momento degli indignati in servizio permanente ed effettivo, degli “onesti” che hanno reso le istituzioni un grande ed enorme Barnum, in cui tutti hanno diritto di parola, in cui deputati e senatori fanno più notizia per atteggiamenti, parole e gesti stravaganti o violenti (dai chip sottopelle, ai gesti volgari, alle teorie complottiste più assurde, alle scie chimiche, all’insulto come arma politica) e tutto questo ha dato la stura ad un vero e proprio squadrismo virtuale con il quale si aggrediscono giornalisti, commentatori, politici o anche semplici persone normali sapendo di poter contare sull’anonimato e sulla presunta protezione del mondo virtuale. Tutto questo mentre il mondo cambia, cambiano i rapporti di forza, la vecchia europa diventa sempre più irrilevante sia economicamente che politicamente e offre il fianco ai rigurgiti fascisti e nazionalisti. Se questo è il futuro…

 RIDATEMI ANDREOTTI…