martedì 11 luglio 2017

Torino e immigrazione... i numeri reali




 
Un anno fa la Appendino si insediava come sindaco di Torino, uno dei motivi della sua vittoria fu la narrazione di una città divisa tra centro e periferia e uno dei motivi di questa divisione era anche la troppa immigrazione. Questa tesi le portò in dote i voti della destra più becera e furono fondamentali per la sua vittoria.

A distanza di un anno con sotto gli occhi il suo totale fallimento e la sua totale incapacità sono andato a vedere quali sono i reali numeri relativi alla presenza straniera in città. A Torino gli stranieri residenti sono (circa) 137.000, di questi 71.000 sono europei di varia nazionalità, 36.000 africani, 16.000 asiatici, 14.000 americani (per la maggior parte provienienti da Sud e Centro America).


Le nazionalità maggiormente rappresentatate sono quella rumena che rappresenta il 39%, quella marocchina con il 14% e quella peruviana con il 6%. Circa il 70% degli stranieri è di religione cristiana.


Altro dato interessante è la percentuale di stranieri nei vari quartieri di torino


Circoscrizione
totale residenti
stranieri presenti
% sul totale
1 – Centro – Crocetta
79.053
8.620
11%
2 - Santa Rita - Mirafiori Nord - Mirafiori Sud
137.671
14.005
10,5%
3 - San Paolo - Cenisia - Pozzo Strada - Cit Turin - Borgata Lesna
126.298
15.629
12%
4 - San Donato - Campidoglio - Parella
97.519
14.798
15%
5 - Borgo Vittoria - Madonna di Campagna - Lucento - Vallette
124.341
19.651
16%
6 - Barriera di Milano - Regio Parco - Barca - Bertolla - Falchera - Rebaudengo - Villaretto
106.756
24.345
23%
7 - Aurora - Vanchiglia - Sassi - Madonna del Pilone
87.322
18.035
21%
8 - San Salvario - Cavoretto - Borgo Po - Nizza Millefonti - Lingotto - Filadelfia
129.961
17.647
14%
Totale
888.921
132.730
15,3%

E' curioso che la circostrizione con la minor percentuale di stranieri sia quella comprendenti Santa Rita - Mirafiori Nord e Sud, che storicamente hanno costituito l'approdo di intere generazioni di immigrati dal Sud Italia. Allo stesso modo le circoscrizioni con la percentuale maggiore sono quelle che si aspetterebbe conoscendo la storia della città e la sua evoluzione demografica.
Pare evidente come i numeri smentiscano la presunta "invasione" in atto, certo in alcuni quartieri rimane una forte tensione sociale, non diversa comunque da quella di altri periodi storici torinesi non lontano da oggi,  ma di certo non imputabile ai cittadini stranieri.


Fonti: http://www.comune.torino.it/statistica/


















lunedì 19 giugno 2017

Ius soli, cittadinanza e propaganda


Innanzitutto qualche definizione tratta da treccani.it

CITTADINANZA: condizione di appartenenza di un individuo a uno Stato, con i diritti e i doveri che tale relazione comporta; tra i primi, vanno annoverati in particolare i diritti politici, ovvero il diritto di voto e la possibilità di ricoprire pubblici uffici; tra i secondi, il dovere di fedeltà e l’obbligo di difendere lo Stato, prestando il servizio militare, nei limiti e modi stabiliti dalla legge.

ETNÌA: In etnologia e antropologia, raggruppamento umano basato su caratteri culturali e linguistici. Spesso usato, nel linguaggio giornalistico, con il sign. di minoranza nazionale, gruppo etnico minoritario.

STATO: Comunità politica costituita da un popolo stanziato in un determinato territorio, organizzato unitariamente come persona giuridica collettiva e titolare di un potere sovrano (governo) cui si è riservato il monopolio dell’uso legittimo della forza (potere coattivo), allo scopo di garantire l’ordine pubblico interno e di assicurare la difesa contro eventuali nemici esterni

Com’è evidente solo i concetti di cittadinanza e di stato sono collegati e perlopiù indicano una condizione giuridica. Dare alla legge sulla cittadinanza una valenza etnica come stanno facendo alcuni partiti è una buffonata buona sola a raccogliere i consensi degli ignoranti.

Veniamo comunque al punto la cittadinanza italiana si può variamente acquisire:
  • automaticamente, secondo lo ius sanguinis (per nascita, riconoscimento o adozione, da anche un solo genitore cittadino italiano), oppure secondo lo ius soli (solo nati in Italia da genitori apolidi ovvero da genitori noti il cui ordinamento giuridico di origine non contempla lo "ius sanguinis");
  • su domanda, secondo lo ius sanguinis o per aver prestato servizio militare di leva o servizio civile;
  • per elezione se si nasce in Italia da genitori stranieri e ci si risiede legalmente ed ininterrottamente fino ai 18 anni; la dichiarazione dev'essere fatta entro un anno dal raggiungimento della maggiore età;
  • per naturalizzazione, dopo 10 anni di residenza legale in Italia, a condizione di assenza di precedenti penali e di presenza di adeguate risorse economiche; il termine è ridotto a 3 anni per ex cittadini italiani ed i loro immediati discendenti e per gli stranieri nati in Italia, 4 anni per i cittadini di altri paesi dell'Unione europea e 5 anni per gli apolidi ed i rifugiati.
  • per matrimonio con un cittadino italiano, dopo due anni di residenza legale in Italia o dopo tre anni di matrimonio se residenti all'estero (termini ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi), a condizione di assenza di precedenti penali.
  • su domanda, per essere nati in territori già italiani.
  • su domanda, per essere nati in territori già appartenenti al disciolto Impero austro-ungarico.
  • legge dello Stato al quale questo apparteneva, ossia se il paese imponeva o concedeva la cittadinanza estera solo per ius soli e non per ius sanguinis.

Veniamo ora alla proposta di legge in votazione al senato, al contrario di ciò che vanno cianciando opinionisti, politici e commentatori vari, non apre la porta a nessun invasione perché di fatto serve solo a regolarizzare in modo semplice la cittadinanza per persone nate, cresciute e scolarizzate in italia. Infatti prevede due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: si chiamano ius soli  temperato e ius culturae.

Lo ius soli “temperato” presente nella legge prevede che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:
-un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
-un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
- superare un test di conoscenza della lingua italiana.

In tal caso, la cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell'interessato.
Entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, l'interessato può:
  • rinunciare alla cittadinanza acquisita, purchè sia in possesso di altra cittadinanza, ovvero;
  • fare richiesta all'ufficiale di stato civile di acquistare la cittadinanza italiana, ove non sia stata espressa dal genitore la dichiarazione di volontà. 

Il cosiddetto ius culturae  passa attraverso il sistema scolastico italiano. Potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico. I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

In tal caso, la cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell'interessato.
Entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, l'interessato può:
  • rinunciare alla cittadinanza acquisita, purchè sia in possesso di altra cittadinanza, ovvero:
  • fare richiesta all'ufficiale di stato civile di acquistare la cittadinanza italiana, ove non sia stata espressa dal genitore la dichiarazione di volontà.

È abbastanza evidente quindi che tutto ciò non c’entri nulla con i clandestini, i rifugiati ecc… ma riguardi un milione circa di minori che abita e vive tra di noi, ci si potrebbe chiedere a cosa serve questa legge… serve ad allargare i diritti ma anche i doveri e a non lasciare questi cittadini nel limbo per anni, infatti oggi si hanno solo 12 mesi per presentare la domanda e lo stato ha 2 anni per rispondere ma il più delle volte la lentissima burocrazia italiana proroga tale termine in alcuni casi fino a 10 anni impedendo a queste persone di muoversi sul territorio europeo, spesso di studiare o partecipare a borse di studio o dottorati o anche solo di sposarsi o registrare dei figli all’anagrare. La cittadinanza non ha nulla a che fare con le tradizioni e altre menate protoleghiste è solo, lo ripeto, una condizione giuridica che assegna dei diritti e dei doveri nei confrnti dello stato.

lunedì 5 giugno 2017

Grandi poteri, grandi responsabilità

Così dice Ben Parker a suo nipote Peter ricordandogli che l'essere Spider Man porta delle precise responsabilità sulle sue giovani spalle. Allo stesso modo diventare sindaco di una grande città (ma anche di un paesino) impone l'assunzione di responsabilità e l'addossare le colpe ai predecessori non serve a nulla se non a farsi ridere dietro. La "rivoluzionaria" madamin appendino continua con pervicacia a non leggere il TUEL e il regolamento di polizia urbana della città e così fa finta di non sapere che le pecche di sicurezza e controllo dipendevano direttamente da lei e in questo è spalleggiata da un nugolo di pseudo giornalisti che non fa nemmeno lo sforzo di leggere la normativa in questione.

lunedì 22 maggio 2017

Il19 luglio 1747, nell'ambito della guerra di successione Austriaca, i francesi di Luigi XV cercarono di penetrare in Italia attraverso il colle dell'Assietta, il comandante delle truppe piemontesi Conte di Bricherasio ordinò, visto l'impari schieramento di forze,  la Conte di San Sebastiano responsabile delle truppe sul colle di ritirarsi. Il Conte, sdegnato, rispose “Nojàutri bogioma nen”, e fermarono 40.000 francesi.... quel Bogia nen è stato spesso usato con una connotazione negativa per indicare una certa immobilità dei torinesi e dei piemontesi in genere, quando invece sta a indicare una fermezza e una testardaggine tipicamente subalpina.
Alla fine di questa edizione della fiera posso dire, con una certa fierezza che anche questa volta non ci siamo mossi e abbiamo tenuto fieramente la posizione... Proporre cultura e cercare di vedere libri richiede: applicazione, fermezza, intelligenza e testardaggine. Questi 5 giorni di fiera non sono solo stati un inno al libro  ma anche un inno al Conte di San Sebastiano...

mercoledì 1 febbraio 2017

Il decalogo della propaganda



Joseph Goebbels fu Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945. Tutto il suo lavoro si basava su di una ventina di concetti che fecero del suo ministero la formidabile macchina che portò e mantenne al potere Hitler. Questi concetti si possono oggi riassumere in:

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.


3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

Non so voi ma io trovo che siano terribilemente attuali e applicati da un certo numero di  partiti politici populisti. Visto com'è finita la prima volta non sarei tanto tranquillo...

mercoledì 4 gennaio 2017

Numeri reali contro populismo e razzismo


Sempre più la battaglia politica si gioca sul terreno dell’immigrazione e spesso spacciando per verità balle enormi, alle quali i cittadini meno attenti, meno istruiti o affetti da analfabetismo di ritorno abboccano e vanno a creare il bacino elettorale per i partiti populisti, razzisti o xenofobi.

Partiamo dal numero di immigrati sbarcati sulle nostre coste nel 2016 sono stati 181.405 (http://data.unhcr.org/mediterranean/country.php?id=105) circa 20.000 in più del 2015. Si tratta perlopiù di africani (Nigeria (21%), Eritrea (12%), Guinea, Gambia e Costa d’Avorio (7%), Senegal (6%), Sudan e Mali (5%)) e uomini (71%).

Passiamo ai numeri totali (http://www.lenius.it/quanti-sono-gli-immigrati-in-italia-e-in-europa/), in Italia al primo gennaio 2015 risultavano residenti 5.014.437 stranieri , pari all’8,2% della popolazione totale. Di questi 1.491.865 sono comunitari, il rimanente extracomunitari. Le maggiori comunità straniere presenti sono: rumena, albanese e marocchina che insieme assommano il 30,9% della presenza straniera totale.

Questi sono i dati forniti da Eurostat secondo Istat (http://www.istat.it/it/archivio/180494) al primo gennaio 2016 gli stranieri residenti in Italia sono 5.054.000 unità pari all’8,3% della popolazione totale. L’aumento di circa 40.000 è dovuto incremento dovuto interamente alle nascite di bambini stranieri sul suolo italiano (circa 63mila nel 2015), mentre i nuovi immigrati sono circa 200mila, a cui vanno tolti circa 81mila stranieri che hanno lasciato l’Italia, e 136mila soggetti che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, e che dunque non rientrano più nel conteggio degli stranieri in Italia.
Al primo gennaio 2015 le regioni con la maggior presenza di stranieri sono Emilia-Romagna (12,1%), Lombardia (11,5%), Umbria (11%), Lazio (10,9%), Toscana (10,7%).

Con questi numeri ha ancora senso berciare di invasione? Mi pare di no soprattutto se si pensa che ci sono paesi europei con incidenze di stranieri ben più alte rispetto alle nostre (Austria 13,2%, Irlanda 11,9% ad esempio).

Prendiamo poi in esame il fattore religioso, secondo i megafoni della politica l’Italia sembra un paese avviato all’inevitabile islamizzazione, come sempre i numeri reali smentiscono in toto questa lettura; secondo il rapporto Eurispes (http://www.eurispes.eu/content/rapporti1) il 71,1% degli italiani si dichiara cristiano di confessione cattolica (praticante il 25,4%), i cittadini italiani appartenenti a minoranze religiose oggi rappresenterebbero il 2,9% della popolazione, di questi il gruppo maggiore è costituito dai cristiani protestanti (27%), cui seguono i testimoni di Geova (25,7%), i musulmani (15%), i cristiani ortodossi (9,6%), i buddhisti (9,1%), gli ebrei (2,2%), gli induisti (1,9%). In termini reali i musulmani al primo gennaio 2016 in Italia sono 245.000 (meno di protestanti e testimoni di Geova) degli oltre 5.000.000 di stranieri presenti in Italia il 53% è cristiano e solo il 32% è musulmano.

E’ evidente come queste cifre smentiscano le voci del populismo e questo senza negare che ci siano problemi di integrazione e di convivenza ma legati perlopiù alle condizioni di vita in molte periferie disagiate italiane.